INTERVISTA LARKIN POE

Incontriamo le sorelle Rebecca e Megan Lovell poco prima della loro esibizione al Druso di Bergamo, quasi intrufolandoci di nascosto nella loro privacy del backstage, in realtà accompagnate dalla road manager che aveva appena finito di preparare il tavolo del merchandise e non smetteva di prendersi cura delle due star. Avevano appena finito di intrattenere gli acquirenti del VIP package, ovvero quel biglietto speciale che con una cifra ben superiore al normale prezzo di entrata permetteva di accedere in anticipo alla sala concerti, per assistere ad un paio di brano tra pochi intimi, salutare le Lovell, ricevere un poster firmato e pass dedicato, oltre a farsi fotografare accanto alle proprie beniamine. Su questo non c’è che dire, negli USA sono sempre un passo avanti, soprattutto da quando il supporto discografico è ormai diventato un guadagno quasi irrisorio e superfluo, le nuove idee come queste si sono rivelate vincenti e soprattutto fidelizzanti.

Assieme all’amico Lorenz Zadro abbiamo scambiato quattro parole con le ragazze, che oltre ad essere brave non passano di certo inosservate per il loro fascino, tant’è che l’intervista non è potuta non finire con una foto tutti assieme!

Foto di Mauro Parma

D – Iniziamo con le presentazioni, ovvero siamo qui per conto della rivista Il Blues, tuttora unica rivista italiana di blues, fondata nel 1982 da Marino Grandi, per cui la maggior parte delle domande sarà relativa a questo genere musicale, che non è l’unico che suonate sia dal vivo che su disco. Ci sono comunque molti pezzi tradizionali di blues nel vostro repertorio, come mai questa scelta?

R – Essendo cresciute nel sud degli stati uniti è la musica della nostra infanzia, è la musica con cui siamo cresciute. Quando eravamo piccole suonavamo musica classica con il violino ed il piano, ma da ragazzine siamo state attratte dalla musica roots americana, come il bluegrass ed il blues, la musica delle “hill”, per cui ci sembrava la cosa più giusta da fare, perché fa parte della nostra tradizione ed eredità.

D – Come scegliete le canzoni che suonate? Quali sono i generi e le canzoni che preferite?

R – Ascoltiamo tutto, ci piace tutta la musica! Siamo cresciute ascoltando molto classic rock, mio padre ascoltava dischi come gli Allman Brothers Band, i Black SabbathGuns’ n’ Roses. Ogni volta che scegliamo una canzone, questa ha un valore sentimentale per noi, o una canzone che ci ha formato come come artisti, canzoni con cui siamo in pratica cresciute.

D – Avete una o due canzoni speciali? Ad esempio ricordo una canzone dedicata a vostro nonno e alla sua malattia. Sia una cover che una vostra composizione, che vi piace particolarmente, qualcosa di particolare. 

R – La canzone di cui hai parlato è una delle mie preferite “Mad As A Hatter” ed è appunto stata scritta per il nostro nonno, ma ora entrambi i nostri nonni materni soffrono di alzheimer e demenza senile, e quindi quella canzone ha un significato particolare per noi.  E oddio direi che una delle canzoni preferite adesso è proprio “Bleaches Blonde Bottle Blues”, sta andando molto bene ed è il primo singolo del nostro nuovo album, ed è veramente bello cantarla davanti ad un pubblico che la conosce e che canta assieme a noi!

Foto di Mauro Parma

D – Come sta andando il vostro tour europeo?

R – Benissimo, la maggior parte degli show è stata sold out, eravamo a Vienna l’altra sera per la prima volta, ed è stato bellissimo, davanti ad un pubblico di oltre 400 persone, e ci sentiamo così fortunate poiché la musica che facciamo, roots american music, ha così tanti fan in tutto il mondo. E’ davvero speciale!

D – E andrete in Spagna adesso vero?

R- Sì, e ci vogliono ben due giorni  per arrivare là! E qualunque suggerimento per uno stop lungo la strada è benvenuto (risata)!

D – Ho sentito che questa estate suonerete al Notodden Blues Festival dell’amico Jostein Forsberg, ad Agosto, e se sarà possibile conto proprio di esserci!

R – Tra adesso e la fine dell’anno saremo ancora in tour, abbiamo davvero tanti appuntamenti. Torneremo a casa tra circa 5 o 6 giorni e poi faremo un tour con Bob Seger, e siamo molto emozionate da questa opportunità, saremo in tour fino a Natale. Avremo ancora un sacco di concerti con lui nel nuovo anno, e a Gennaio, Marzo e Aprile altri tour che toccheranno anche l’Italia, la gente vuole vederci e questo ci rende molto felici.

D – Qualche esperienza speciale che vi è successa durante una registrazione, o nel scegliere una canzone o durante un concerto?

R – Venom And Faith, il nuovo disco, è il secondo progetto che abbiamo prodotto da sole, perché la maggior parte degli altri lavori è stata portata avanti da altri produttori, ma ora tocca a noi condurre la nave. Negli ultimi due dischi abbiamo suonato tutti gli strumenti, prodotto i dischi e scritto la maggior parte delle canzoni, è stata un’esperienza davvero pazzesca. E quando la gente ascolta questi dischi sta davvero ascoltando le nostre anime. Questo disco ha avuto un’accoglienza incredibile. E’ n. 1  nelle Blues Charts di Billboard. E’ davvero gratificante vedere un progetto in cui abbiamo investito così tanto  ricevere una tale accoglienza. Sono cose che  fanno bene al cuore.

Foto di Mauro Parma

D – Avete anche in programma di fare un tour, o alcuni concerti senza la band, solo voi due sorelle?

R – Può darsi, ci piace suonare solo noi due ma dipende anche dal posto in cui ci esibiamo, come il locale dove suoneremo stasera, il Druso. La gente sta in piedi, e ha bisogno di energia. Dopotutto siamo solo in quattro, con basso e batteria. Ad un certo punto magari torneremo ad esibirci in duo. Abbiamo suonato spesso solo noi due, e fatto tour in duo,  ad esempio quando eravamo con Elvis Costello, e ci siamo divertite molto a suonare così, ma è anche bello vedere la gente muoversi e ballare.

D – E sono certo che stasera tutti balleranno. Grazie del vostro tempo e vi chiediamo solo un’ultimo sforzo per una foto di gruppo..

R- Certamente!

Intervista realizzata il 28 Novembre 2018 nei camerini delle Larkin Poe al Druso da

Davide Grandi e Lorenz Zadro