J. B. Smith

JB SmithLa memoria è corta solo in apparenza di Antonio Lodetti

Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza delle ricerche sul campo per la conoscenza della genesi del blues. In primo piano vanno senz’altro messi John e Alan Lomax, i cui libri e dischi (ricordiamo anche quelli, doppi, pubblicati anche in CD, sul folklore di ciascuna regione italiana) hanno aiutato tutti a conoscere misconosciuti quanto seminali personaggi. Come dimenticare poi Lucio Maniscalchi e Gianni Marcucci, che nel 1972 riscoprirono Sleepy John Estes, Hammie Nixon e tutta la scuola di Brownsville pubblicandone poi i dischi in Italia attraverso l’etichetta Albatros.  Se le prime registrazioni dei Lomax risalgono al 1933, è una sorpresa oggi ritrovare quelle di Bruce Jackson (uno degli ultimi etnomusicologi) che nel 1964 visitò la prigione di Ramsey State Farm a Rosharon, in Texas, dove raccolse i canti di lavoro, i richiami modulati e le preghiere di J.B.Smith, il prigioniero no.130196.  [continua a leggere nel n° 133 – Dicembre 2015]