Quando si parla di Daptone, la mente corre subito verso straordinari cantanti come i compianti Sharon Jones e Charles Bradley, ma anche Lee Fields, Naomi Shelton e le Como Mamas. A questi si aggiunge l’offerta di altri tipi di musica che non sia Rhythm and Blues e Gospel. Jaled Ngonda si iscrive, senza ombra di dubbio ai primi. Altra particolarita’ Daptone è che i musicisti sono spesso giovani, non solo navigati artisti, e Jaled ha appena 32 anni. Davanti a lui, solo un destino cinico e baro, potrebbe negargli una carriera luminosa e forse accecante.
Il suo primo album, “Come Around and Love me” ha fatto fare un paio di salti carpiati agli esperti, impegnati anche nel disperato tentativo di trovare qualche comparazione nel passato, che sicuramente lo pone in scia Motown, con tanto di archi. Sound morbido e vellutato, con un falsetto assassino, lontano dal rutilante R’n’B stile Stax, ma molto in linea con i prodotti Daptone. Se non avete presente William DeVaughn, che in verità era un esponente del Philly Sound, avrete sicuramente presente Curtis Mayfield (Ascoltare “Diamond in the back”).
Questo Doctrine of Love contiene molte buone canzoni, spesso proiettate negli anni settanta, se non addirittura nei sessanta con “Good, good Love”. A gusto personale, potrebbero piacervi molto “Anyone in love”, “Doctrine of love”, “Hannah what’s the matter”, “Burning Temptations”. Non ci sono lati negativi, ma manca quel tocco Funk che Mayfield aveva in quantità. Si potrebbe speculare su un certo manierismo, una mancanza di spontaneità, sensazioni dovute probabilmente al fatto che Ngonda è autore e polistrumentista che pone avanti a tutto la canzone come prodotto finale. Se non oggi, domani Ngonda potrebbe scrivere qualche pietra miliare del R’n’B di questo secolo. Auguri.
Luca Lupoli









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