JEFF PITCHELL - Playin’ With My Friends - Il Blues Magazine

Che Jeff Pitchell fosse destinato a una carriera musicale lo si era intuito nel 1981 quando, allora quindicenne, vinse un concorso indetto dalla Ovation Guitars venendo nominato miglior chitarrista del Connecticut. In effetti Pichell è un apprezzato cantautore che ha recentemente pubblicato questo suo nono album con cui celebra le sue collaborazioni con altri artisti, alcune di lunga data: lo fa con una dozzina di tracce in cui risalta il suo caratteristico stile fra rock blues e soul, arricchito appunto dai duetti e dagli interventi dei vari ospiti.

L’apertura è lasciata ad “An Eye For An Eye”, che fu registrata da John Mayall per il suo album “Tough”, che sembra quasi dare il tono al resto dell’album, con il suo ritmo trascinante e gli accattivanti riff di chitarra: la segue “Prisoner Of Love”, che vede la partecipazione del compianto J. Geils alla slide, così come ricordiamo il grande sassofonista Charles Neville in “So Into You” cover degli Atlanta Rhythm Section. Restiamo decisamente colpiti da “Your Magic Eyes”, che sembra uscita dalle corde di Stevie Ray Vaughan, tanto ricrea il tono del grande texano; per restare in famiglia ritroviamo Jeff subito dopo con Tyrone Vaughan (figlio di Jimmie e quindi nipote di Stevie) in un mix tra rumba e blues, per proseguire con un altro figlio d’arte come Duane Betts (figlio del Dickey degli ABB) in “All Night Long”, un ottimo roadhouse boogie.

“Unsung Hero Of The Blues” vede Pitchell e Rick Derringer commiserare la vita di un musicista che lavora, mentre “Not Guilty” è condita con spezie di rock latino; dalle sonorità quasi heavy di “Blinded by Desire” si ritorna agli esordi di Pitchell, proprio con la title track del suo disco di debutto “Fat Cigars”. È quindi la volta di due ottime cantanti come Christine Ohlman in “I Like The Rut”, seguita da Claudette King nell’interpretazione dal vivo e ricca di swing di “Playing With My Friends”, che Robert Cray condivise con BB King; il finale è lasciato a un’altra gemma quale “I Wouldn’t Treat A Dog”, un classico di Bobby “Blue” Bland. Decisamente un altro lavoro che consolida la stima per Jeff Pitchell, che conferma la sua versatilità, le qualità di ogni musicista che ha contribuito nei pregevoli arrangiamenti, e dove ogni brano è caratterizzato da un’eccellente musicalità.

 

Luca Zaninello

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