John Campbell-2 Meter Sessions

John Campbell ovvero quando passi nella storia, anche se quella con la “s” minuscola ma comunque storia, al momento non te ne accorgi. Solo dopo, guardandoti indietro, ti rendi conto che sì, in quel momento c’eri anche tu. Grazie a mio padre che, instancabilmente, mi portava con sé in mille occasioni tra festival e concerti, ho avuto la fortuna, inconsapevole, di assistere a momenti unici. Ricordo ancora l’esibizione di Ry Cooder e David Lyndley al Palatrussardi, tristemente noto per la sua terribile acustica, nel lontano 1990, che invece risuonò di note praticamente perfette.

E la serata allo Shocking Club per lo showcase di John Campbell del 31 Marzo 1993 è ancora scolpita nella mia memoria come su pietra (trovate su youtube un video registrato dal canale TV di Videomusic che seppure non renda in toto l’energia è un’ottima testimonianza della serata).

Ironia della sorte Renato Bottani, per anni collaboratore della Rivista Il Blues e creatore della New Shot Records, ci riporta a quegli anni con questo disco di inediti  di Campbell, dal titolo “2 Meter Sessions” in versione interamente acustica. I brani, registrati in due momenti differenti, il 1991 e il 1993, anno della sua prematura scomparsa, lo vedono cimentarsi con i suoi cavalli di battaglia, da quel “Ain’t Afraid Of Midnight” con cui apriva i suo concerti, sfidando quasi il pubblico a seguirlo in un viaggio fino nel profondo del suo animo, per riemergere come succedeva allo stesso John quasi risorto grazie al potere della musica.

Senza un polmone da tempo, la voce cavernosa che a soli 23 anni mi aveva conquistato con un’esplosione di energia e di rabbia, per quanto Campbell fosse una persona calma e introspettiva, in queste versioni più intime ben si adatta alla mia attuale età, dove il tempo ha lasciato lo spazio ai momenti di vuoto e alla lentezza, quasi si volesse cogliere l’attimo e fermarlo come per magia.

E vengo rapito da “When The Levee Breaks”,  accompagnato in un viaggio indietro nel passato da “Person To Person” di Elmore James, abbandonato nel passato ad osservare la mia vita da “Saddle Up My Pony”, tradito e imprigionato da “Wolf among The Lambs”, liberato da “Angel Of Sorrow” e ricatapultato avanti nel tempo fino ad oggi con “Devil In My Closet”, mentre nelle orecchie risuona ancora la melodia di “World Of Trouble”. Un esperienza da rivivere ogni volta che il blues di questi nove pezzi “facili” torneranno ad essere diffusi nell’aria.  Voglio però ricordarlo com’era, rubando questa frase a Guccini, con quel motto che mi risuona in testa nei momenti più impensabili, quando John Campbell descriveva così il suo stile chitarristico: “If you’re going to boogie you got to do three things. You got to pop, slap, and slide”

Davide Grandi

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