Kyla Brox è una figlia d’arte, nata da quel Victor che interpretò Caifa nel musical Jesus Christ Superstar e collaborò con decine di nomi storici del blues britannico, oltre a Jimi Hendrix che lo stimava come uno dei migliori cantanti blues bianchi. Incoraggiata dunque dal padre, una ventenne Kyla inizia con lui un lungo tour in Australia, prima di muoversi autonomamente con una propria band: questo album dal vivo registrato presso il castello svizzero di Köniz, regala un’esperienza decisamente intensa e coinvolgente, confermando il talento della cantante di Manchester. L’apertura di “When We’re Alone” mostra la sua capacità nel creare una grande intimità, come ritroviamo poi anche in altri episodi come ad esempio “Pain & Glory”: la sua voce carica di sentimento accompagna la chitarra di Paul Farr in un soul blues trascinante. La potente combinazione di talento e maestria musicale si fa evidente anche in “Beautiful Day”, uno shuffle arricchito da uno swing che cattura l’attenzione del pubblico con la chitarra tagliente e una sezione ritmica impeccabile, costituita da Mark Warburton e Danny Blomeley.

La potenza della sua voce emerge in quasi ogni traccia, con quella capacità di sostenere note anche molto lunghe con una precisione e una pulizia davvero ragguardevoli: lo si coglie in episodi come il trascinante “Devil’s Bridge” ma pure nella strascicata cadenza di “In The Morning”. Ma la sua voce sa essere vellutata come nello slow “Honestly Blues”, intrecciandosi naturalmente con i contrappunti puntuali offerti dalla chitarra di Farr. L’energia di Kyla e della band sa comunque emergere in modo travolgente, come appare dai tratti crudi di “Tough Pill to Swallow” fino alla potente narrazione di “Bluesman’s Child”, che si distingue per il sorprendente flauto di Kyla, che sa suonare con grande perizia e che aggiunge una nota distintiva al suo repertorio, come possiamo ascoltare pure in “365”.

L’anima di Hendrix emerge nell’intensa “If You See Him” piuttosto che nelle frasi introduttive della ballad “Don’t Let Me Fall”; le cover di “I Can’t Make You Love Me” di Bonnie Raitt e la conclusiva “Hallelujah” di Leonard Cohen, dilatata a oltre 9 minuti, sono interpretate con una notevole personalità e una freschezza che non lasciano affatto indifferenti. Questo live di Kyla Brox è un viaggio accattivante, con canzoni di grande impatto e intensità emotiva, che ci offrono una cantante che sa sempre trovare l’equilibrio giusto tra sensibilità ed energia.

 

Luca Zaninello

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