Lil Ed Slideways

Potremmo eludere le presentazioni, quando parliamo del “piccolo” Ed Williams e della sua band. Dati i trascorsi pluriennali nel blues di Chicago infatti, la sua storia è Storia con la “S” maiuscola in quel della musica della Città ventosa e parlare di Lil’ Ed and The Blues Imperials (leggi qui l’intervista) nel giro blues di Chicago è come parlare di un vecchio zio in famiglia. In realtà invece il passaggio di testimone è quel che reca in dote quest’ultimo erede degli anni d’oro della città sul lago Michigan, visto che col fratellastro bassista “Pookie” Young ricevettero proprio la loro educazione musicale dallo zio J.B. Hutto, e il legame diretto con l’elettrificazione della musica del Mississippi avvenne nientemeno che in famiglia.

Viene in mente quella scena dei “fratelli Blues” (The Blues Brothers, 1980) che dicevano al loro mentore Curtis, alias Cab Calloway: – “per noi suonavi l’arpa in cantina” – noto errore del doppiaggio italiano nel tradurre “blues – harp” (in realtà l’armonica) ma che rende l’idea di come avvenisse gran parte delle consegne di un’eredità culturale nelle comunità nere del South – side. E’ dove crebbe anche Lil’ Ed, tanto per cambiare, e l’arte dello zio alla slide non era altro che il “passaparola” sull’uso del bottleneck in elettrico, dal mitico Elmore James fino all’incendiario uso che ne fece Hound DogTaylor, alla cui scomparsa, coi suoi Houserockers, non a caso subentrò zio Hutto.

Il retaggio degli Imperials del Blues era così bell’e pronto, e se allora questi bros’ erano il futuro, più di quarant’anni dopo sono ancora qui, non tanto a rappresentare un passato, ma l’eterno presente di una tradizione musicale, for ever blues & blues elettrico od urbano, per intenderci, e grande Chicago blues, per la precisione. Quaranta sono infatti gli anni che separano l’attuale uscita di questo “Slideways”, 2026, da quel “Roughhousin’” del 1986 per la casa dell’alligatore, quando Bruce Iglauer convocò i già noti Blues Imperials e Lil’ Ed a registrare qualcosa per una compilation. Prima che la sola “Young Thing” uscisse come novità sull’antologia “New Bluebloods” del 1987, in quella session gli Imperials andarono avanti a suonare per tre ore e furono scritturati allora per il loro primo disco.

Oggi Ed e Pookie proseguono inarrestabili e con Mike Garrett, sodale alla chitarra e Kelly Littleton alla batteria, continuano la loro quarantennale “mission”, sempre fedeli all’Alligator Records e nella Blues Hall of Fame dal 2024. Con Ben Levin al piano o all’organo, sfoderano le tredici tracce orgogliosamente prodotte da Iglauer, di cui ci piace distinguere le potenti “The Flirt In The Car Wash Skirt” o “13th Street and Trouble” a proiettarci ai tempi di “nonno” Elmore. Ma a far compagnia negli estratti dall’ascolto anche vivaci “Make A Pocket For Your Grief” come un finale di serata; così l’intensa “Wayward Women”, nel repertorio più lenta e sofferta. Ed Williams e compari non si smentiscono e il vento di Chicago sferza ancora come uno stridente “bottle–neck”!

Matteo Fratti

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