Slidin’ On –
di Matteo Bossi
Avevamo pubblicato un’intervista con Lil’ Ed Wiliams nel numero 95 de Il Blues, realizzata insieme a Marino Grandi, al festiva di Lucerna e lo abbiamo ritrovato con grande piacere a distanza di circa vent’anni. Oggi è un signore di settant’anni sempre fedele alla sua idea di blues, alla sua storica band The Blues Imperials e alla Alligator. “Slideways”, il nuovo lavoro in uscita, un titolo che rimanda forse anche allo zio J.B. Hutto, di cui ci aveva parlato in termini entusiastici lo stesso Bruce Iglauer la scorsa estate, segna il quarantennale dal suo esordio, avvenuto per la stessa etichetta, nel 1986.
Come mai ci hai messo tanto a pubblicare un nuovo disco? Il precedente risale addirittura al 2016.
Oh, non so bene come mai ci sia voluto tanto, forse per lo stato dell’economia e poi la pandemia…di solito Bruce mi chiamava prima per dire, “hey, facciamo un disco”. Ma spero che questo non sia il mio ultimo album! Cercherò di cominciare a scrivere presto e magari realizzarne un altro nel giro dei prossimi dodici mesi.
Avevi molto materiale visto il tempo trascorso?
Sì, Sì, ho iniziato a scrivere presto per avere materiale extra, poi io e Bruce Iglauer abbiamo scelto quelli che ritenevamo migliori e li abbiamo inseriti nel disco. Mia moglie Pam sta diventando davvero brava come autrice, penso che a un certo punto sarà più brava di me. Credo davvero che le donne pensino in modo diverso e lei la pensa in modo totalmente diverso da me, ma le vengono in mente cose davvero fantastiche. È divertente registrare con Bruce, ci sediamo e scherziamo, discutiamo e poi mettiamo tutto insieme…
A tanti anni, quaranta da quando è uscito il tuo primo disco nel 1986.
Sì, una volta ero il più giovane dell’etichetta e ora sono uno dei più anziani! È una bella sensazione, ho avuto la fortuna di poter stare con Bruce in tutti questi anni, siamo rimasti uniti in ogni circostanza, anche durante la pandemia… è bello poter stare con qualcuno per così tanto tempo, poter registrare e rendere felici le persone.
Allora avevate registrato l’intero album in una sola sessione, lavorate ancora così velocemente?
Beh, è cambiato un poco, ma continuiamo ad andare in studio e registrare… non dobbiamo fare molte sovraincisioni. Quando io e Bruce abbiamo iniziato a mixarlo, abbiamo scoperto che non c’era molto da rifare, solo un paio di assoli e parti vocali, ma a parte questo avevamo tutto sotto controllo. Non mi piace perdere tempo e tornare indietro per rifare una traccia… Mi piace registrare tutto in modo definitivo e vedere se ci sono errori, ma di solito non si tratta di errori, solo di qualche imperfezione o una nota saltata.
Raccontaci qualcosa in più sulle canzoni di questo album, hai anche realizzato una cover molto insolita, “Homeless Blues”, una canzone di Wilie “Long Time” Smith.
Oh, la conosci! L’ho sentita su un CD che avevo, è lì che l’ho scoperta. L’ho ascoltata e ho pensato: caspita, come mai nessuno suona questa canzone? Mi ho colpito moltissimo, è una canzone fantastica e nessuno l’ha mai interpretata. Sin da quando ho iniziato a cantarla sul palco mi è venuta bene e la gente l’ha apprezzata, quindi dovevo proprio registrarla.
E “The Flirt In The Car Wash Skirt”?
L’ha scritta Pam! Quando l’ho incontrata indossava una gonna che sembrava una pelle di camoscio da autolavaggio… quindi “The Flirt In The Car Wash Skirt” parla proprio di lei, di come ci siamo conosciuti. Le ho parlato e poi abbiamo fatto molta strada da lì. “One Foot On The Brake One On The Gas” è un’altra bella canzone che ha scritto lei, che parla di corteggiare una ragazza, di cercare di convincerla a uscire con me e di lei che mi dice di rallentare…
Hai la stessa band da molti anni.
Sì, da circa 38 anni, siamo fratelli, una famiglia, siamo più che semplici membri di una band.
E a volte le conversazioni familiari finiscono nelle canzoni, come in una vecchia canzone che hai scritto su qualcosa che è successo a tua suocera, “Icicle In My Meatloaf”.
(ride) Quando ci troviamo in famiglia a volte qualcuno tira fuori qualcosa di veramente buono e io mi dico: “Ehi, ci farò qualcosa”. Un’altra è stata “Black Diamond Love”, che ho scritto per mia moglie. Da quando stiamo insieme ci siamo divertiti, non litighiamo e siamo insieme da oltre vent’anni ormai, abbiamo un amore che è come un diamante. Mi considero un uomo fortunato.
Ben Levin, un giovane musicista di grande talento, suona il pianoforte e l’organo nell’album e tu sei su un paio di suoi dischi.
Oh, Ben mi ha chiamato per fare qualcosa con lui in studio, è un ragazzo davvero simpatico, molto umile, siamo andati subito d’accordo. A Natale abbiamo anche fatto uno spettacolo insieme, Ben è mio amico ed è legato alla tradizione, mi piace suonare con lui in questo modo, mi porta in una modalità tradizionale, mi fa andare in una direzione diversa, il che è positivo perché mi piacciono le cose vecchie. Ne ascolto molte, canzoni delle piantagioni, ma con un grande significato per ciò che sta accadendo nel mondo oggi.
E non ci sono molti pianisti della generazione di Ben con un approccio simile.
È vero. Ed è proprio quello che suoniamo insieme, io e Ben, quel boogie da juke joint… è davvero fantastico. E lui ha fatto davvero un gran lavoro nel nuovo disco. Sapeva cosa voleva fare e il risultato è stato perfetto.
Mi piace molto il blues lento “Wayward Women”.
Anche quella l’ha scritta Pam! Te l’ho detto che prima o poi mi supererà. Lavoriamo insieme, lei mi porta le sue idee e io le perfeziono o ci aggiungo la musica. Di solito so già quale sarà il risultato finale. Questa volta ho registrato le tracce ritmiche, quelle della batteria e del basso, e poi le ho date ai ragazzi… ma ognuno di loro ci ha messo il proprio tocco personale, non devono suonare esattamente come ho registrato io. Mio zio, JB Hutto, semplicemente suonava quando era con i suoi ragazzi e loro gli andavano dietro. So che i miei hanno le loro idee. Potrei suonare qualsiasi cosa da solo, ma loro sono bravi e cerco di non forzare nulla, lascio che seguano il flusso della musica.
Hai pensato di includere una canzone di tuo zio come tributo? Quest’anno avrebbe compiuto 100 anni.
In realtà ho preso un groove da una delle sue canzoni… vediamo si intitola… Ah no, quella non è finita nell’album! Ma vorrei fare un tributo a JB Hutto e suonare solo le sue canzoni. Penso che sarebbe davvero fantastico. Ha ancora molti fan là fuori. La gente viene ancora da me dicendomi che assomiglio a lui e io rispondo che è mio zio.
Anni fa ci avevi detto che ti sarebbe piaciuto registrare un album acustico.
Oh, sì, e ho anche il materiale per farlo, ma poi ho iniziato a lavorare a questo nuovo album e ho lasciato perdere… Ma spero di riuscirci prima di lasciare questo mondo. E vorrei scrivere una canzone gospel da cantare alla fine di ogni concerto. Ho iniziato a cantare gospel in chiesa e c’è una canzone che ricordo di aver cantato allora, “I Wanna Be Ready When Jesus Comes”, quindi forse la inserirò nel mio repertorio.
Non hai fatto molte sessioni con altri artisti, ma hai suonato in un paio di dischi di Magic Slim.
Oh Slim, era mio grande amico! Abbiamo suonato insieme anche a Lincoln, nel Nebraska, dove viveva. Mi ha chiesto di fare alcune cose nei suoi dischi e io ho detto: “Ok, facciamolo!”. Mi manca lui, mi mancano Koko, Johnny Copeland, James Cotton, Lonnie Brooks… tutte queste persone chehanno fatto parte della mia crescita, ho imparato da loro. Io e Lonnie ci siamo divertiti tantissimo insieme, parlavamo, raccontavamo ogni genere di storie, ci divertivamo… Ronnie era giovane, lui e suo fratello erano lì con il padre, ma avevano molto rispetto per noi.
Quando sono entrato a far parte degli Alligator, mi hanno tutti preso sotto la loro ala protettrice e mi hanno dimostrato affetto, mi hanno accolto nel mondo del blues e mi hanno ispirato. Prima guadavo lo zio JB mi ha davvero colpito perché inventava testi fantastici e nessuno sapeva cosa avrebbe cantato. È quello che voglio fare, ho pensato. E ancora oggi faccio proprio questo, la cosa bella è cantare la canzone, godermela e trasmettere questo amore ai fan. Mi fa sentire bene quando le persone vengono a dirmi che è stato un bellissimo spettacolo e che hanno apprezzato la musica.
Probabilmente oggi è diverso per la nuova generazione di musicisti.
Molti giovani che stanno imparando la musica lo fanno tramite Internet… ecco qualcosa che mi ha davvero colpito. Stavo facendo shopping in un negozio Drift Store e c’era una ragazzina giapponese seduta al pianoforte. Ha iniziato a suonare tutta questa musica di Mozart e aveva dodici anni. Ho chiesto a sua madre come avesse imparato e lei mi ha risposto che aveva imparato da Internet. È stato incredibile. Il punto è che la generazione più giovane cambierà un po’ la musica, perché non ha vissuto la scena come noi, ora è tutto diverso. Lo vedo con i miei nipoti, sono così svegli. Probabilmente saranno più intelligenti di noi.bAnche se alcuni musicisti che ascolto mi fanno un po’ pensare… beh si crea confusioe, non puoi prendere la musica rap e inserirla nel blues. Quando inizi a prendere il blues con il rap, allora è qualcos’altro. C’ero quando il blues era al top e tutti compravano i dischi. Oggi non è più così. È tutto più veloce, come quando i camionisti usavano molto la radio CB, nessuno riusciva a capire di cosa parlassero, era un linguaggio, è durato per un po’ e poi è scomparso.
L’anno scorso hai partecipato al cofanetto celebrativo del cinquantesimo anniversario dell’Antone’s.
Sì, per qualche motivo mi hanno sempre voluto bene lì. Ho suonato lì molto tempo fa, ricordo che mi sedevo nel retro con Hubert Sumlin, bevevamo alcolici e ci divertivamo. Ho partecipato alla celebrazione con tre o quattro spettacoli insieme a Lurrie Bell, Big Bill Morganfield… Anche Lurrie è un mio amico, suonavo con lui a Chicago al Rosa’s ogni mercoledì. Non lo vedo più molto spesso, mi manca un po’. Due anni fa siamo stati entrambi inseriti nella Blues Hall Of Fame… Mi ha fatto molto piacere, mi ha dato la sensazione di aver pagato il mio debito. E ho avuto la possibilità di parlare con tutti i musicisti che erano lì. È bello vedere i tuoi amici, ognuno di noi è sempre in tour e non ci vediamo molto spesso.
Quando ci troviamo ci sono tanti bei ricordi. Sai ho avuto alti e bassi, impari che la vita può cambiare in un attimo… non si può mai sapere. Ci sono stati momenti difficili nella mia vita, ma sono stato fortunato ad averli superati. E il fatto che i membri della mia band e Bruce Iglauer mi siano rimasti accanto è una sensazione meravigliosa. Molti membri della band di zio J.B. lo hanno lasciato quando si è ammalato… all’epoca tutti cercavano di comandare. È una lezione che ho imparato da lui: essere gentile con i membri della mia band, perché mi aiutano a guadagnarmi da vivere. Ha significato molto per me. Ci sono molti musicisti della mia età che cercano ancora musicisti per la band. Non puoi gestire una band comportandoti da matto, devi riconoscere gli altri e vivere la tua vita con loro, anche loro hanno alti e bassi.
Lo stesso vale per Bruce Iglauer, immagino.
Bruce lo chiamo il mio papà mai conosciuto, perché mio padre mi ha lasciato quando avevo sei anni, disse che sarebbe venuto a trovarmi nei fine settimana, ma non l’ho mai più rivisto. Bruce mi ha insegnato il mestiere della musica, io facevo solo quello che vedevo fare allo zio JB, ma ho imparato molto da Bruce, siamo andati d’accordo fin dall’inizio. Mi ha chiamato per parlarmi di questo disco e mi ha detto: “Ed, questo disco è davvero fantastico, non avevo idea che sarebbe venuto così bene”. E io ho risposto: “Oh, davvero?” In effetti più lo ascolto e più mi piace. In realtà ho fatto cose che normalmente non faccio, Bruce voleva che suonassi più singole note con la slide, era qualcosa di inusuale per me che suono slide alla J.B. Hutto… Così ho iniziato a suonare note singole e ci ho sentito qualcosa di Elmore James, John Littlejohn… la cosa mi ha stupito, ho pensato: “Wow, riesco a farlo anch’io”.
Hai in programma di tornare a suonare in Europa?
Non al momento, sai soffro terribilmente il volo. E ora che sono più vecchio mi pesa ancora di più. È davvero dura per il mio corpo, l’ultima volta ho avuto paura per tutto il tempo durante il volo, poi una volta arrivato lì stavo bene… Sono stato in Europa molte volte, abbastanza da farmi conoscere dalle persone lì. Non posso dire che non tornerò mai più, potrebbero convincermi… ma difficile.












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