Manifesto Lodi Blues Festival 2022

Teatro Alle Vigne – Lodi, 14 maggio 2022

 Slang Music affonda il colpo e ce la fa anche stavolta: il Lodi Blues Festival è salvo e anche se per le temperature estive degli ultimi giorni chiamarlo Winter Session è un azzardo, l’edizione al chiuso della dodicesima rassegna musicale nera nel capoluogo della calura padana va a segno, patrocinio comunale compreso, per l’evento che da febbraio la pandemia aveva bloccato ancora.

Il fine settimana di metà maggio invece ha sortito la buona riuscita dei concerti, pur in concomitanza con altre iniziative sul territorio, raccogliendo l’attenzione dei dintorni, troppo tempo a digiuno di proposte come questa. E se è ancora vivo il ricordo di trascorsi precedenti, che ebbero in città nomi internazionali come Corey Harris o Eric Bibb, Nine Below Zero o Matt Schoefield, anche stavolta nella bella cornice del teatro Alle Vigne, anche in una sola sera, si è riusciti a sintetizzare con un binomio di esibizioni il messaggio del Lodi Blues, coniugando mondo e casa nostra, ricercatezza e tradizione.


Nick Becattini al Lodi Blues Festival 2022 (Foto Matteo Fratti)

Nick Becattini al Lodi Blues Festival 2022 (Foto Matteo Fratti)


A tener testa al pubblico presente, che ha riempito una consistente parte della sala, l’apertura con Nick Beccatini e la sua proposta d’ immarcescibile Chicago – style; quindi la raffinatezza di un ensemble multiforme come quello dell’armonicista Sugar Blue, a fare del blues una formula d’intrecci non convenzionali, più vicini a evoluzioni fusion dell’idioma afroamericano. Imbracciando una 335, Becattini al centro del palco ha sfoderato un repertorio fatto del più spontaneo blues urbano, nutrito da qualche parentesi d’esperienza statunitense, che se non ha migliorato un parlato anglofono dal marcato italian – sounding, ha certamente reso più fluida una sua predisposizione alla jam, guidando i compari Renato Marciano al basso, Enrico Cecconi alla batteria e Andrea Checchi all’hammond, in incursioni dalla forte matrice soul & rhythm dello stesso show, e sincerità nell’amalgama. Particolare forza poi, alcuni riuscitissimi slow come la “I’ve Got Dream To Remember” di Otis Redding per esempio, o la più classica “Ain’t Nobody Business”; per arrivare persino a un’intramontabile, quanto molto partecipata “Hoochie Coochie Man”.


Sugar Blue al Lodi Blues Festival 2022 (Foto Matteo Fratti)

Sugar Blue al Lodi Blues Festival 2022 (Foto Matteo Fratti)


Antesignano del Blues Festival in Lodi quando anni orsono accompagnò la cantante Peaches Staten, suo lo storico sodalizio con Son Seals in passato e il palco del Chicago Blues Festival, quindi il Pistoia Blues in Italia e un gradito ritorno da queste parti. Anche Sugar Blue però, nome di punta della serata, che un’inconsueta speranza potrebbe farci intendere come preambolo a una prossima rassegna estiva (ma pare che in Italia la cultura sia subalterna agli andamenti elettorali) non è alla sua prima apparizione sui palchi locali. E lo rivediamo stavolta, sempre fiero della sua collaborazione con gli Stones della hit “Miss You”, qui in scaletta, per una session coadiuvata da una cospicua line – up, con un piccolo presentatore d’eccezione e la band: al basso Ilaria Lantieri Whiting, C.J. Tucker alla batteria, le percussioni africane di Kalifa e Kone, Damiano Della Torre per tastiere e organo e Sergio Montaleni alla chitarra.

Come un’orchestra multietnica, dove l’impostazione blues più tradizionale si fonde con echi di word music grazie alle percussioni e agli strumenti etnici con quelli più convenzionali; in mezzo il virtuosismo armonicistico di Sugar Blue, a esplorare umori di jazz e fusion, raffinatezze più consone al contesto teatrale che al blues della strada, ma altrettanto fervide della molteplicità di commistioni a cui si presta la musica del Mississippi. Una piacevole serata, da tempo latente alle nostre periferie musicali, piccolo traguardo che è anche ripartenza.

Matteo Fratti

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