NORTH MISSISSIPPI ALLSTARS – Spazio Teatro 89

Serata da non mancare quella del 17 segnava infatti il ritorno, dopo otto anni di assenza dal capoluogo lombardo, dei North Mississippi Allstars, allora suonarono in duo al Blue Note, questa volta è lo Spazio Teatro 89 ad ospitarli, ad un paio di settimane dall’uscita del nuovo lavoro, “Up & Rolling”, edito dalla New West. Ad aprire la serata, organizzata da AZ Blues, Rootsway e dalla nostra rivista Il Blues, ci hanno pensato i Gospel Book Revisited, gruppo torinese giovane e in ascesa, anche loro artefici del recentissimo “Morning Songs & Midnight Lullabies”.

Foto di Gianfranco Skala

Gli assi lungo i quali la loro musica si è mossa sono variabili, a dimostrazione di un certo eclettismo, guidati dalla chitarra di Umberto Poli. Sul versante di robusto rock blues con i quali hanno attaccato il concerto, ci sembra che la sonorità risulti nel complesso meno convincente e personale.  Il canto di Camilla Maina poi sembra più espressivo e forse a suo agio in pezzi come la ballata “There Comes My Time” e “Mine” in cui sul palco (come su disco) li raggiunge Luther Dickinson per ricamare alla slide. Chiudono il loro set con una versione di “Rollin’ And Tumblin’” che rimanda direttamente proprio all’arrangiamento dei fratelli Dickinson dello stesso classico, con cigar box a cadenzare il brano.

Foto di Gianfranco Skala

Ed eccoci ai figli di James Luther Dickinson. Quando si trovano a fare musica dal vivo Luther & Cody trovano la loro dimensione più compiuta e dimostrano ogni volta un evidente piacere di suonare quasi per il gusto di farlo, a prescindere dal pubblico che si trovano davanti, per altro questa sera attento e caloroso. Per questo breve tour europeo il terzo componente del gruppo è stato il bassista di Boston Jesse Williams, non come preventivato Carl Dufrene, al loro fianco negli ultimi tempi. Sessionman esperto, Williams fa il suo trovando le giuste linee melodiche, senza problemi né protagonismi, accanto alla batteria di Cody. La loro musica scorre fluida ed impatta ad ondate, non necessariamente omogenee, ma dotate di una imprevedibilità espressiva che gli anni non hanno irreggimentato.

Foto di Gianfranco Skala

La partenza non è a pieni giri, malgrado si giochino subito “Going Down South”, però il respiro si allarga man mano, la chitarra di Luther comincia a dispensare pennellate e il suono non può che beneficiarne. Alternano cose dal nuovo album, la canzone titolo oppure “Out On The Road” che Luther esegue da solo, dedicandola a R.L. Burnside (la incise su Mr. Wizard). Non manca nemmeno l’intermezzo col suo psichedelico washboard elettrico di Cody, tra l’altro vestito in tenuta da basket quasi fosse reduce da una partitella in un vicino playground, in pratica un suo marchio di fabbrica sempre molto apprezzato dal pubblico.

Foto di Gianfranco Skala

La musica dei numi tutelari R.L. Burnside, Otha Turner, Junior Kimbrough fa parte del loro DNA, così come il linguaggio del southern rock e delle jam band, che combinano dando vita ad incroci e deviazioni lungo le quali i tre si ritrovano a meraviglia. E’ il caso ad esempio di “Mean Ol’ Wind Died Down”, omaggio proprio a Turner, la cui coda diventa una sorta d’improvvisazione. Divertente la sequenza in cui Cody diventa protagonista, canta, imbraccia la chitarra e Samuel Napoli dei GBR, lo sostituisce alla batteria;   “Deep Ellum Blues / Going Down The Road Feeling Bad” con evidente piacere,  dialoga con Luther alla sei corde sullo strumentale “ML”.

Foto di Gianfranco Skala

La sequenza “Mississippi Bo’ Weavil” / “Shake Em’ On Down” li riporta all’energia delle origini, su belle dinamiche anche la dilatata “Preyer For Peace”, la chitarra di Luther viaggia ancora con fendenti slide incisivi  e soprattutto “Call That Gone”, dimostra le notevolissime qualità di strumentista di Cody. Gli applausi li richiamano sul palco per una gran scorribanda su “Poor Black Mattie / Skinny Woman”. Ma non è ancora finita, un secondo bis chiude il concerto in punta di dita con un medley gospel in cui la “Up Over Yoder” di Luther diventa progressivamente “Down By The Riverside”.

 

 

Matteo Bossi

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