PETER GREEN 1946-2020

Bellinzona, Giugno 1996, foto Marino Grandi

Impossibile crederci. Il prossimo 7 agosto avrebbe dovuto essere pubblicato il secondo Box, in questo caso formato da 3 LP, dedicato ai Fleetwood Mac ed intitolato “Before The Beginning Vol.2 Live And Demo 1970”. Ma quanto ci è stato comunicato sabato ha cancellato un uomo unico come Peter Green, nativo di Londra in quel del 29 ottobre 1946, che non sarà mai dimenticato, nonostante i problemi di schizofrenia che lo colpirono negli anni Settanta, e che finirono purtroppo per danneggiare la sua creatività musicale, e cominciare la lenta mutazione della sua unicità di bluesman in qualcosa senza anima. Sebbene nulla esiste per durare all’infuori del tempo, la scomparsa di Green, avvenuta lo scorso 25 luglio all’età di 73 anni, ha finito per assumere, sia per lui immaginiamo, che per noi, il sapore amareggiato della beffa temporale. Diciamo subito che Peter ci era piaciuto sia come musicista che come uomo, al punto che amammo il “suo blues”, sia che fosse quello registrato con Mayall nel 1967 che quello preso a prestito dai “black” a Chicago come il lancinante “Like It This Away”, al punto tale da farlo diventare quasi un altro uomo. Purtroppo si dilatarono i suoi problemi mentali, la cui pericolosità lo ridusse a portatore di smarrimenti e atteggiamenti bilaterali, finché con l’aiuto di alcuni amici o quasi, cercò di rivivere il passato sfuggito tra le mani,  se non integralmente, perlomeno risentendone l’odore della sua chitarra finché fu possibile. Vorrei chiudere a senso rovesciato ricordando Peter, finalmente insieme all’appassionato Daniele Ghisoni che lo attendeva da lassù, ed ai nostri incontri di Milano 1997 e Bellinzona 1996 che, con lui, sono finiti nei suoi silenzi pieni di blues.

                                                                                                                  Marino Grandi