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Keepin’ On The Acoustic Side

di Matteo Bossi

Un paio d’anni addietro, avevamo parlato con Tinsley Ellis dell’imminente uscita del suo primo disco acustico, “Naked Truth”.

Ma forse nemmeno lui aveva immaginato che quell’album non fosse destinato a restare un episodio isolato, bensì l’inizio di una nuova direzione.

Infatti in questo nuovo “Labor Of Love”, un nome molto indicativo, appena pubblicato per Alligator, lo ritroviamo felicemente a suo agio in questa dimensione.

“Ora il blues acustico è tutto quel che faccio. È il mio futuro, la mia vocazione. Questa volta c’è molta musica del Mississippi…Clarksdale, Hill Country, Bentonia”.

Tinsley Ellis, l’intervista

Ti sei immerso a fondo in questa tradizione, sei anche andato in quei luoghi.

Sì, a Bentonia e Clarksdale. Suonavo spesso da quelle parti quarant’anni fa…c’erano RL e Junior, è qualcosa che è rimasto in me, non avevo mai davvero deciso che fosse il mio vero amore. E ovviamente Clarksdale con Muddy Waters, John Lee Hooker o Son House ha sempre fatto parte della musica di tutti, almeno da quando ho sentito i Rolling Stones che suonavano “The Red Rooster”. La cosa nuova per me è stata Bentonia, mi era sempre piaciuta la musica di Skip James ma non avevo mai compreso quanto mi parlasse. Sono andato là per suonare al Blue Front Café e nel pomeriggio, prima del concerto, ho avuto una lezione da Jimmy “Duck” Holmes. Ho appreso molto da lui su questo stile, che a sua volta aveva imparato da Henry Stuckey. Lui non penso che abbia mai registrato nulla, era solo un insegnante. Jimmy si è seduto con me per un paio d’ore, mi ha mostrato alcune cose, mi ha portato a scuola! La sera abbiamo deciso di suonare all’aperto, sembrava dovesse piovere ma alla fine non ha piovuto ed è venuta gente da ogni parte con i loro pickup, sono rimasti lì a bere birra. Il suo ultimo album è davvero buono, lo ha prodotto David Lee Crosby, credo lo abbiano inciso proprio lì al Blue Front. E il suo show è veramente ipnotico.

 Ti ha anche mostrato accordature differenti?

Credo che stesse suonando in Re minore aperto o qualcosa di simile…non usava un accordatore. Io suonavo in Re minore o in Drop D, non ricordo di preciso. Suono in Re minore i pezzi di Skip James, anni fa qualcuno mi aveva parlato di quest’accordatura. In realtà, nell’album precedente ho inciso un pezzo usando proprio quest’accordatura, “Windowpane”. La mia canzone preferita del disco. In quello nuovo, metà dei brani sono in Re minore aperto. Mi piace molto. Su “Labor Of Love” uso sei diverse accordature. L’aver suonato con Jimmy ha modificato il mio concerto, faccio canzoni più lunghe e mi è sempre piaciuto questo tipo di musica ma non avevo capito che provenisse da Bentonia, pensavo venisse da band come i Canned Heat. Mi sono sempre piaciuti. Una volta ho fatto un tour con loro in Australia, Henry Vestine era ancora vivo e c’era ovviamente anche Fito, che credo sia l’ultimo ancora vivo e riesce ad avere con sé ottimi musicisti. Ecco, se dovessi suonare ancora in elettrico mi piacerebbe farlo con i Canned Heat o in una situazione del genere…mi serve un’occasione speciale per farlo, ora comunque suono in elettrico solo in studio, non dal vivo.

 Con Jimmy avete parlato di Skip James?

Beh, Jimmy è più interessato a parlare di Henry Stuckey o Jack Owens che non di Skip James. Quando ho suonato a Bentonia ho incontrato gente del posto che conosceva bene Skip. Erano bambini quando lui tornava ogni tanto in città, penso vivesse a Memphis. Era in ospedale quando lo trovarno e lo portarono al Newport Folk Festival nel 1964. Ha vissuto ancora qualche anno.  Stessa cosa con Son House, lo hanno cercato per tutto il Mississippi e poi l’hanno trovato a Rochester. C’era di mezzo Dick Waterman. Ed è stato grazie a Dick che ho firmato per l’Alligator. Si era trasferito dall’area di Boston a Oxford, Mississippi e venne ad un concerto degli Heartfixers. Mi disse che forse andato bene per l’Alligator. Perciò poco tempo dopo contattò Bruce Iglauer. A sua volta mi considerava probabilmente più rock’’n’roll che blues ma credo mi avrebbe potuto aiutare in questa nuova direzione acustica che ho imboccato. Quando andammo a casa sua nel 1985 aveva una collezione di foto incredibile, Fred McDowella con una Bonnie Raitt adolescente, John Hammond e Son House…era prima che ne facesse dei libri, le aveva semplicemente lì sparpagliate e ce le aveva mostrate, ne fummo molto impressionati. Avrei voluto mantenermi più in contatto con lui nel corso degli anni. Mi ricordo che una volta organizzò un concerto all’Overton Park a Memphis, un festival blues e folk, c’era anche Jessie Mae Hemphill; ci fece suonare per ultimi perché temeva che il pubblico se ne sarebbe andato! Suonammo di fronte a molti dei miei eroi del blues. Dick teneva conferenze, mostre delle foto e parlava a festiva e workshop.

Avevi pronte molte altre canzoni oltre alle tredici che compongono il disco?

Sì, e continuo a scrivere altre canzoni, blues elettrico, blues rock o folk blues…Ho mandato all’incirca una quarantina di canzoni a Bruce Iglauer e poi abbiamo ristretto la lista alle migliori dodici o quindici. Penso di poterne ricavare un paio di altri album. Bruce ed io non siamo sempre d’accordo sulle canzoni, ma col tempo ho capito che le volte in cui ha ragione lui sono molto più numerose di quelle in cui si sbaglia; perciò, tengo in grande considerazione la sua opinione. Lo fa da molto tempo e conosce l’aspetto di marketing e vendita della musica. Io non ne capisco nulla, altrimenti è probabile che non suonerei blues! Ma questo è quel che amo fare. Sono rimasto davvero sorpreso di quanto sia andato bene il primo disco acustico. È stata una sorpresa per tutti, credo. Pensavo sarebbe stato come un album dal vivo o quando ho inciso un album strumentale nel 2013…ma eccomi qui e la cosa ha cambiato completamente la mia direzione.

Questo è un disco acustico differente.

Quando ho inciso “Naked Truth”, due anni fa, anzi in realtà l’ho registrato tre anni fa, non avevo tenuto centinaia di concerti in acustico.  Forse non ero nemmeno del tutto pronto a farlo. Ora dopo aver tenuto tutti questi concerti in acustico mi sento molto più a mio agio a suonare e scrivere canzoni e ad avere molte altre influenze oltre a Muddy Waters, Son House o Skip James. Questo disco esplora molti ambiti del Mississippi blues.

Tinsley Ellis Jackie Dorsey

Tinsley Ellis foto Jackie Dorsey

Si sente anche l’ombra di Fred McDowell in alcune di queste canzoni.

Ti ringrazio molto. E un’altra cosa che non avevo mai fatto prima è cantare spirituals, God’s songs… molti bluesmen come McDowell o Son House cantavano sempre “church music”. Io non lo avevo mai fatto prima però, non sono nemmeno una persona religiosa, sono aperto, se ci fosse qualcuno lassù vorrei piacergli! Ma è un tipo di musica col quale sono cresciuto, anche prima del rock’n’roll, prima dei Beatles, quando i miei genitori ci trascinavano in chiesa. E al sud ci sono molti spiritual. È qualcosa che era insita in me ma appunto di solito canto d’amore…su quest’album ci sono tematiche differenti.

Ma appunto c’è anche un brano come “Hoodoo Woman”.

Sì, un pezzo molto Hill country…adoro quel che ha fatto R.L. Burnside col blues tradizionale, ne veniva fuori una festa, musica per ballare. Lo andavo a sentire quando suonava nei college, qui nel Sud-est, in Mississippi, Alabama e Georgia…e c’erano trecento studenti. Erano gli anni Ottanta, quando era venuto fuori Stevie Ray Vaughan. E poi arrivava R.L. e agli studenti piaceva perché la sua musica aveva groove e un beat particolare…volevo esser sicuro di averne un po’ anch’io, è una parte del mio concerto. Di solito parlo e racconto storie sui bluesmen del passato, ma ogni tanto suono ad un festival in cui la gente non vuole ascoltare storie ma solo ballare. Allora metto un microfono vicino al piede per amplificare il battito e cerco di fare come R.L., di farli ballare. Ed è forte vedere un gruppo di persone che balla di fronte e ci sono solo io sul palco. Ma a volte è una bella sfida.

R.L. fu scoperto dal tuo amico George Mitchell nel 1967.

Sì e George ha prodotto il primo album degli Heartfixers nel 1981. Sai, R.L. non è stato “riscoperto” come altri, è proprio stato scoperto da George. Credo sia stato Otha Turner a parlargli di lui, dicendogli che era in grado di suonare blues. Così George è andato da lui con un registratore e ha inciso dei brani che sono finiti su  dischi Arhoolie poi Fat Possum, le chiamavano “field recordings”, come le cose che faceva Lomax. Anche Robert Johnson ha inciso con un microfono al posto giusto. Che è poi più o meno come ho registrato “Naked Truth”, mentre per questo ho operato alcune sovraincisioni e utilizzato più microfoni. George mi ha molto incoraggiato a seguire questa nuova strada. Siamo rimasti in contatto per quarantacinque anni e di questo sono felice. Mi ricordo della prima volta in cui siamo conosciuti nel 1981. Gli Heartfixers stavano provando in un magazzino vuoto ad Atlanta. Lui aveva sentito la musica e si era seduto all’esterno, in attesa che ci prendessimo una pausa, poi bussò alla porta, entrò e disse che voleva farci incidere un disco. Non avevamo idea di chi fosse, ma ci disse che era stato coinquilino di Mike Bloomfield a Chicago, conosceva Big Joe Williams e Charlie Musselwhite, lo chiamava Memphis Charlie. Citò in  nomi giusti insomma. E ci fece ottenere il nostro primo contratto. Il primo disco lo abbiamo inciso in sette ore. E lui fece come ai vecchi tempi, alla fine della session diede a ognuno di noi un paio di banconote da cento dollari…ci sentivamo qualcuno. I miei inizi. Pensavo gli piacessimo ma che considerasse la nostra musica più rock’n’roll che blues e lo era di certo se paragonata a quella che aveva registrato prima, R.L. Burnside, Willie Guy Rainey, Hezekiah & The Houserockers, Otha Turner …Noi suonavamo anche canzoni che la gente amava ballare, musica di New Orleans come “Barefootin’”, “Tossin’ And Turnin’” o “Trick Bag”.

Anche qualcosa degli Allman Brothers?

O li adoro, per me sono la cosa migliore, un incrocio tra blues rock’n’roll psichedelico…e lo facevano nella misura giusta. Amavo anche  i Cream e gli Yardbirds, ma penso che gli Allman Brothers avessero raggiunto il punto ideale col blues e Gregg… che grande cantante! Ogni tanto suono una delle loro canzoni, soprattutto se è ho un set più lungo, ma ora suono molti più brani originali. La cosa bella di suonare acustico è che se voglio cambiare direzione non devo mettermi d’accordo con nessuno. Se ho voglia di suonare una canzone di Bob Dylan o Leo Kottke lo faccio. Mi piacciono John Fahey, Kottke, Bert Jansch o anche qualcuno come John Martyn. Credo che anche Jimmy Page sia stato influenzato da loro.

 Conosci Luther e Cody Dickinson e loro padre Jim? Loro sono letteralmente cresciuti con la musica del Mississippi.

Ero amico di Jim Dickinson, ha quasi finito per produrre un mio album quando ho lasciato per la prima volta Alligator per firmare con la Capricorn. La scelta era tra Dave Edmunds, lui e David Z, che aveva prodotto l’album di Jonny Lang, all’epoca sulla cresta dell’onda. Così scegliemmo David Z. Ma mi sarebbe davvero piaciuto realizzare un album con Jim, lui e i suoi figli comprendono a fondo questa musica. È nei loro geni! Io l’ho imparata più che altro dai dischi ma loro l’hanno imparata da una comunità. E i North Mississippi Allstars sono probabilmente una versione moderna di quel che sono stati i Canned Heat negli anni Sessanta. All’epoca c’era molta reverenza e consapevolezza per la musica delle radici, oggi non è la stessa cosa. Ma quando ci sono dei giovani che suonano blues, come Eddie 9V, allora vanno a sentirlo. Sono tempi diversi, ma ora con una etichetta come Easy Eye Sound è la nostra speranza per la musica di Atlanta. Non fa che migliorare e lo conosco da quando frequentava ancora il liceo. Come sai ha prodotto la mia versione di “Death Letter Blues” sul disco precedente.

Tinsley Ellis Kim Reed

Tinsley Ellis foto Kim Reed

Si, lo ricordo.

Era qualcosa a metà tra un album e un demo, in maggioranza cover con forse quattro originali. Poi Bruce disse, “ci sono troppe cover che sono già state rifatte altre volte, come Sitting On Top Of The World o appunto Death Letter…” all’inizio era piuttosto contrario. Così poi quando ho inciso “Naked Truth” ho registrato di nuovo “Death Letter Blues”, ma eravamo tutti d’accordo che la versione del demo fosse migliore e l’abbiamo messa nel disco. È stato gentile da parte di Eddie lasciare che la utilizzassi, ma mi piacerebbe lavorare di nuovo con lui ora che ho più esperienza, allora non ero del tutto pronto, ma è stato un momento di svolta, mi ha incoraggiato molto, girava per la stanza cercando di caricarmi…spero di lavorare ancora con lui prima che diventi una famosa rock star.

Un altro artista blues molto valido è Jontavious Willis, anche lui della Georgia.

Il migliore! Lo hai mai sentito suonare in elettrico? Ho visto un video dove suona con qualcuno di Chicago, poteva essere Lurrie Bell, la roba che suonava…non pensavo sapesse suonare in quel modo. Il suono e il tono della chitarra! È una specie di salvatore del blues, ha un grande futuro davanti a lui. Ci sono diversi giovani, come Jerron Paxton o Sean McDonald, di Augusta, Georgia, che ho conosciuto quando suonava con John Nemeth. Sai quando scopro musicisti come loro dai video la prima cosa che faccio è scrivergli, perché ora sono vecchio! Gli dico quanto li apprezzi e poi scrivo a Bruce Iglauer e gli parlo di loro. Bruce però non si impressiona facilmente. Quando gli parlai di R.L. Burnside mi disse, – sai io ho visto dal vivo Fred McDowell- o se gli parlo di qualcun altro mi dice – beh, ,ma ho visto suonare Son House!- Ma apprezza tutti loro, Eddie, Jontavious, Sean o Young ‘Rell. Le cose si prospettano buone, loro dimostrano molto rispetto per la musica.  E sono abbastanza giovani da farla entrare nella cultura pop, che è costruita essenzialmente su due cose: gioventù e immagine. Il che vuol dire che sono fregato! Elvis aveva entrambe le cose, lo stesso per Stevie Ray Vaughan e lo penso anche die Eddie 9V. Ma va bene così, c’è stato un momento, quando avevo vent’anni in cui ero io l’Eddie 9V di Atlanta.

Tornando al disco,  suoni anche il mandolino alcuni di questi brani.

Come ti dicevo, per “Naked Truth” ero solo con un paio di microfoni ed era tutto dal vivo, qui ho aggiunto altri strumenti, piano, percussioni…pur mantenendo un suono stringato. La prima canzone su cui ho messo il mandolino è stata “Hoodoo Woman”; sono andato a casa di mia madre a prendere il mandolino di mio fratello. Lui vive in Giappone e lascia il mandolino a casa sua. L’ho preso, accordato e volevo provare a doppiare il lick della canzone. Suonava bene e così ho deciso di metterlo anche su un’altra canzone, “Too Broke To Worry”. A quel punto mi sono detto che sarebbe stato bello avere una canzone solo col mandolino. E allora ho inciso “Sad Sad Song”, solo mandolino e battito delle mani. So suonare tre canzoni al mandolino e sono tutte su quest’album! Alla fine sono andato a comprarmi un mandolino, me lo porterò ai concerti. Molte band lo hanno usato nelle loro canzoni, penso a Rod Stewart, ai Led Zeppelin di “Going To California”…un po’ come per l’armonica penso mette le persone di buon umore. Ho ascoltato Yank Rachell e Big Jack Johnson o musica bluegrass delle colline in Georgia dove è molto usato, ma non so davvero quel che faccio…anche se sono un musicista e se avessi tra le mani un clarinetto probabilmente troverei il modo di cavarci fuori qualcosa.

Potresti anche aggiungere un’armonica in futuro.

Avevo alcune canzoni con l’armonica che ho mandato a Bruce, l’ho suonata io in due o tre brani negli anni. Ma non so suonare nello stile di Little Walter, piuttosto in quello di Jimmy Reed, che peraltro mi piace molto. Non sono bravo quanto Bob Dylan, dovrei lavorarci su, mi piace quando la suona, è molto intenso.

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