vintage trouble

L’unica data italiana del tour dei Vintage Trouble è andata in scena lo scorso 4 luglio al Legend Club milanese. Inizio puntuale, col  pubblico che si accalca nei pressi del palco pronto a sostenere l’esuberanza di Ty Taylor che, quasi pronti via, si getta sulle prime file che invero faticano a sorreggerlo. Ma è giusto per stabilire il tono della serata all’insegna del divertimento e del riappropriarsi dei momenti condivisi dopo gli anni pandemici.  Elemento questo, lo stare insieme che sprigiona energia positiva la cui importanza viene più volte ribadita da Taylor nel corso della serata. La band promuove il nuovo album, “Heavy Hymnal”, uscito a fine giugno e frutto appunto di un lavoro di composizione e scrittura negli anni precedenti e una attenzione ai testi forse mai così evidente. Il maestro cerimoniere della festa è ovviamente Taylor, un folletto irrefrenabile, canta, parla, corre, balla e salta per il palco senza pause. La sua personalità e la sua voce sono, senza alcun dubbio, il fulcro del gruppo.

Ty Taylor

Ty Taylor foto Matteo Bossi

I suoi tre compari, Nalle Colt alla chitarra oltre alla sezione ritmica composta da Rick Barrio Dill e Richard Danielson ne assecondano l’estro fornendo un groove compatto e muscolare. Dopo un inizio rombante, attingono molto del repertorio dal nuovo lavoro e spingono ancora sull’acceleratore con “You Already Know”, con Taylor ad insegnare al pubblico le parti da cantare.

Si prosegue alternando brani rapidi da ballo a qualche rallentamento dalle atmosfere davvero vintage come “Not The One”  o una pregevole ballad,“The Love That Once Lingered”, che nel nuovo album è un duetto con Lady Blackbird. Molto carica la ripresa del classico “Higher Ground” di Stevie Wonder, una delle loro fonti d’ispirazione dice Taylor oppure ancora  un rock’n’roll, “Nancy Lee” dedicato a sua madre.

Altri brani riflettono eventi degli ultimi anni, l’omicidio di George Floyd e di tanti, troppi afroamericani, per esempio, incombe sul rhythm and blues “Reapeatin History”, incluso nel nuovo album, “how many brothers got go down…before we stop repeating history” canta Taylor. E certamente fa riflettere, pur in un concerto più per il corpo che per la testa. Ma c’è tempo anche per un brano romantico dedicato alle coppie, “Gracefully”, cantata scendendo dal palco in mezzo ad esse e un finale al fulmicotone, dopo un’ora e un quarto di rock’n’roll sudato e solidale. Nessun bis ma la band balza subito giù dal palco e non esita a firmare dischi e scattare foto con tutti.

Matteo Bossi

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