Paul Reddick & Gamblers – Milano

Le apparizioni nel vecchio continente del canadese Paul Reddick non sono molto frequenti, con l’Italia però ha un rapporto particolare, grazie all’amicizia e alla collaborazione coi liguri Guitar Ray & Gamblers, con More »

Corey Harris – Bellinzona

Ci sono occasioni in cui bisogna sfidare una pioggia battente e un vento minaccioso, sicuri poi di farci avvolgere da un calore afro-americano, come quello di Corey Harris. Se da una parte More »

Lee Fields & The Expressions – Serraglio, Milano

Ci sono appassionati di musica che rimangono tali anche quando frequentano l’ambiente musicale per farne un lavoro, anche se pochi per la verità. In quelle persone abbiamo sempre confidato per la distribuzione More »

Settembre, l’autunno e Il Blues n. 140!

        In questo numero troverete: Lightnin’ Malcom Walter Trout Sharon Lewis Carl Sandbourg Doug MacLeod Stephanie Ghizzoni Per poterlo leggere: http://www.ilbluesmagazine.it/ E non dimenticate di abbonarvi: http://www.ilblues.org/abbonati/ More »

Trasimeno Blues Festival 2017

Acqua, elemento essenziale fonte indispensabile di vita e spesse volte base sulla quale affidare speranze, la cronaca giornaliera ne è colma . Perché iniziare una recensione in questo modo? Perché questa immagine More »

Summer Jamboree 2017

Banale sarebbe cominciare questa cronaca rimarcando il fatto che il Summer Jamboree diventa maggiorenne con l’edizione 2017; in verità il festival di Senigallia è una kermesse che ha bruciato le tappe, perché More »

Leyla McCalla – Suoni Mobili, Cinisello Balsamo

Già piuttosto abituata ai palchi europei, soprattutto francesi, meno a quelli italiani, almeno fino a quest’anno, quando ha avuto modo di suonare a Modena in primavera, Trento e Cinisello Balsamo in estate. More »

Valerie June – Magnolia, Milano

L’unica data italiana di Valerie June, lo scorso 23 luglio al Magnolia di Milano, era segnata in calendario da tempo. Egualmente dotata di talento, fascino e personalità, Valerie è accompagnata da un More »

Charlie Musselwhite & Treves Blues Band – Azzano S. Paolo

Con i dovuti distinguo, sono due imprescindibili punti di riferimento per il blues soffiato nell’armonica. Insieme per qualche data in Italia, hanno condiviso lo stesso palco anche ad Azzano San Paolo (BG) More »

Umbria Jazz 2017

Non sembrerebbe luglio se non ci fosse Umbria Jazz, il festival che quasi ininterrottamente dal 1973 corolla le lunghe giornate perugine. Edizione, quella di quest’anno particolarmente speciale per tanti motivi; innanzi tutto More »

ZZ TOP SIERRE BLUES FESTIVAL 2017

Aspettavamo i barbuti del Texas da qualche anno, dopo averli apprezzati sempre in terra svizzera nel 2013, e più precisamente ad Ascona, in un viaggio in moto quasi da film con l’amico More »

GOV’T MULE al Live Club di Trezzo sull’Adda (Mi), 15 giugno 2017

E’ la metà di un mese piuttosto caldo e l’anticipo d’estate non invoglia certo a chiudersi in un live -club per sentir suonare, anche se un’altra serata di pastoso blues’n’roll è quanto More »

Torrita Blues 2017

Passeggiando per il piccolo centro storico toscano, c’è chi definisce Torrita come il salotto del blues di “casa nostra”, noi preferiamo paragonarlo ad una specie di cucina, ambiente molto più accogliente e More »

NORTH MISSISSIPPI ALLSTARS – BRESCIA

Mancavano da qualche anno dai palchi italiani, da quando erano di supporto al tour di Robert Plant del 2014,  poi negli ultimi due anni il solo Luther era tornato per alcune date. More »

Ecco per l’estate il n. 139 di Giugno

In questo numero: Robert Kimbrough Sr. Keb’ Mo’ Harry Smith Marcus King Lil’ Son Jackson W.E.B. Du Bois   More »

SUGAR BLUE LIVE AT DRUSO CIRCUS – BERGAMO 6/4/2017

Troppo lungo sarebbe fare anche solo una sintesi della lunghissima carriera musicale di Sugar Blue, 68 anni e sulle scene da 50. e la lista delle sue collaborazioni con i grandi del More »

7° EUROPEAN BLUES CHALLENGE

Questa volta la destinazione ad Aprile è un lembo di terra, fredda e desolata, ma non simile a quella di Eliot, bensì, parafrasando l’Amleto, c’è del blues in Danimarca, non poco, anzi More »

Marcus King Band – Milano

Un pubblico di adulti accorso davanti ad un ventenne per farsi trasportare negli anni della loro gioventù, gli anni settanta. Così possiamo giustificare la gran parte degli avventori che hanno riempito il More »

HAVE MERCY BLUES FESTIVAL

L’Associazione “Original People Singing”, chiedendo aiuto ad un’altra associazione “Blues Made In Italy” nella figura dell’infaticabile “boss” Lorenz Zadro con i suoi sparring partner, Patrick Moschen e Valter Consalvi, da tre anni, More »

Martin’s Gumbo Blues Band: We Need A Mojo

We Need A Mojo è il nuovo disco della Martin’s Gumbo Blues Band, trio guidato dal chitarrista Fabrizio Martin (con Daniele Peoli al basso e Diego Boni alla batteria). Un ottimo disco More »

DELTA MOON – Nidaba

I Delta Moon sono una formazione di Atlanta capitanata da Tom Gray e Mark Johnson, che ha un certo seguito negli Stati Uniti, come in Europa, e ritrovarli una sera di primavera More »

Category Archives: Articoli

Dintorni-The Art Ensemble Of Chicago

aeocBlues Senza Confini  di Marino Grandi

Fog aveva già fatto il primo passo quasi un quarto di secolo fa…Infatti, nell’articoletto “Jazz Meet The Blues” (n.54, pagina 15) accennava acutamente, sfruttando la segreta poi non tanto passione per il jazz, agli scambi intercorsi tra le due forme musicali che, pur profondamente imparentate, hanno percorso strade diverse senza mai rinnegarsi reciprocamente. In realtà, però, il bello doveva ancora venire. Saranno necessarie altre fughe in avanti, con le relative riletture della nostra musica, per mostrarci come blues e jazz non si confondono ma si fondono. I meriti dobbiamo ascriverli particolarmente a personaggi illuminati dell’universo jazzistico come James Blood Ulmer e Elliott Sharp, la cui creatività (da noi ampiamente apprezzata e documentata in queste pagine tra il 2003 ed il 2010) ha permesso ai due linguaggi sonori di vivere episodi unificanti. E, visto che qualche tempo è già trascorso da questa “rivoluzione silenziosa” ad oggi, ci siamo rifatti nuovamente all’articolo citato in apertura in cui Fog faceva anche cenno dell’incontro avvenuto tra il percussionista Famoudou Don Moye dell’Art Ensemble Of Chicago (leggendario gruppo di free jazz, e non solo, nato nella metà degli anni Sessanta) con l’armonicista Chicago Beau (di cui i lettori di questa rivista ricorderanno l’intervista pubblicata nel n.35) presente nel CD “Jam For Your Life” dell’Ensemble stessa, e l’abbiamo preso quale stimolo per ricuperare il doppio compact “The Art Ensemble Of Chicago Salutes The Chicago Blues Tradition” (AECO 0012). [continua a leggere nel n° 136 – Settembre 2016]

Jimi Hendrix

jimiDisturbo della quiete pubblica – Il blues di un altro pianeta    di Marco Denti

Si nota sempre una distanza tra il silenzio e il silenzio dopo Jimi Hendrix. In proporzione, è come lasciare un sonno privo di sogni, oppure alzarsi dopo aver cavalcato tutte le possibili orbite oniriche. A volte, non c’è nemmeno bisogno di dormire, se si segue il chitarrista quando diceva: «Me ne sto a girare sognando a occhi aperti tutta la musica che sento». Il sentire non è relativo o fortuito perché non è che uno si sveglia al mattino e hai i suoi blues. E’ un processo di assimilazione e sedimentazione che porta a possedere un linguaggio, e a esserne posseduti. Hendrix e il blues sono indissolubili anche dove il primo e il secondo appaiono distanti anni luce, perché quel legame è l’energia primordiale, l’unica. L’ha notato subito Bob Dylan: «Quando lo sentii per la prima volta, fondamentalmente era un musicista blues, anche se a differenza di quelli della sua generazione era giovane ed era quello che ci voleva». Bisognava soltanto prenderne atto e il più esplicito è stato Dave Marsh: «Tutto quello che Jimi Hendrix ha fatto aveva la stessa radice: il blues». [continua a leggere nel n° 135 – Giugno 2016]

The Staple Singers – Faith & Grace

StaplesUn box antologico ripercorre oltre vent’anni della loro storia   di Matteo Bossi

Gli ultimi anni sono stati pieni di soddisfazioni e riconoscimenti, meritatissimi, per Mavis Staples. I progetti recenti che la riguardano includono “Mavis!” il documentario su di lei diretto da Jessica Edwards e andato in onda in febbraio sulla tv via cavo HBO, quasi in concomitanza con l’uscita del suo nuovo album. Uno spazio a sé stante lo merita però questo cofanetto della Concord (la casa che, tra le altre cose, detiene i diritti del catalogo Stax) che copre la discografia degli Staple Singers, dalle origini al 1976. Curatissima la confezione, puntuali i contributi di James Miller e Opal Louis Nations e molto originale l’idea di aver inserito un 45 giri che riproduce “Faith And Grace/These Are They”, prima registrazione del gruppo in proprio, risalente alla primavera 1953 e diffuso, su 78 giri, in sole cinquecento copie. Il box presenta un solo problema pratico, vale a dire la difficoltà di estrarre i quattro CD dalle buste di cartoncino in cui sono alloggiati, senza correre il rischio di danneggiarli ogni volta. Senza dubbio frutto di qualche sedicente “genio” del packaging. La selezione (80 brani) pesca, in ordine cronologico, da ogni fase della loro carriera, dagli inizi su United e poi Vee-Jay a “Let’s Do It Again” una colonna sonora prodotta nel 1975 da Curtis Mayfield per Curtom / Warner  alla versione di “The Weight” con The Band, inclusa in “The Last Waltz” di Martin Scorsese. (…) [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

Musica e Storia

LenoirVietnam Blues – Le canzoni di una guerra americana    di Marco Denti

Nei dieci anni, dal 1965 al 1975, che disintegrarono l’identità americana, artisti e pubblico che si riconoscevano nel rock’n’roll si esposero, si confrontarono e produssero una moltitudine di canzoni inerenti al conflitto vietnamita e ai suoi effetti. Essendo ormai diventato materia per testi scolastici e tesi universitari, il ruolo della musica in quel drammatico frangente storico è assodato e indiscutibile.  Lo è rimasto anche dopo, nel raccontare ferite che non si rimarginano come cantava Bruce Springsteen in “Born In The U.S.A.” (e mai canzone fu più controversa, anche se bisogna ricordare che, prima di diventare quel roboante inno che conosciamo, nella sua versione originale era una sorta di scarnissimo blues il cui working title era proprio “Vietnam”). Va da sé che i bluesmen non furono esenti dal contagio e dalle condizioni generate dalle cronache quotidiane di una nazione belligerante, prima di tutto con se stessa. L’approccio rispetto alle reazioni esplicite e schierate, fu diverso, un po’ più obliquo, un po’ più personale e questo soprattutto perché l’evoluzione della guerra per gli afroamericani è stata ambivalente. (…) [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

Blind Blake

blind blake Give Me A Search Warrant – Police Dog Blues   di Pio Rossi

E’  un dato di fatto che tra gli artisti che hanno fatto la storia discografica del Blues, esista una folta schiera di musicisti misteriosi e leggendari di cui non si conosce nulla, a parte un nome d’arte sulle etichette di alcuni vecchi 78 giri, per i quali non risulta alcun census report, un certificato di nascita o di morte e non esiste alcuna tomba. Mississippi Bracey, Blind Joe Taggart, Otto Virgial, The Mississippi Moaner, Geechie Wiley, per citarne solo alcuni, sono in verità fantasmi senza storia, spiriti ignoti e irraggiungibili, a parte la possibilità di evocarli a piacere semplicemente ascoltando la loro musica su CD o vinile. (…) Eppure il mistero che circonda l’artista conosciuto semplicemente come Blind Blake ha una specifica caratteristica, un enigma all’interno del mistero per così dire, perché a differenza degli altri “fantasmi”, apparsi sulla scena discografica blues per pochi luminosi minuti e poi spariti per sempre, Arthur “Blind” Blake, era uno degli artisti di punta della leggendaria etichetta Paramount Records, e autore di circa 120 incisioni dal 1926 al 1932, compresi gli alternate takes e qualche inedito (1). (…) [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

J. B. Smith

JB SmithLa memoria è corta solo in apparenza di Antonio Lodetti

Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza delle ricerche sul campo per la conoscenza della genesi del blues. In primo piano vanno senz’altro messi John e Alan Lomax, i cui libri e dischi (ricordiamo anche quelli, doppi, pubblicati anche in CD, sul folklore di ciascuna regione italiana) hanno aiutato tutti a conoscere misconosciuti quanto seminali personaggi. Come dimenticare poi Lucio Maniscalchi e Gianni Marcucci, che nel 1972 riscoprirono Sleepy John Estes, Hammie Nixon e tutta la scuola di Brownsville pubblicandone poi i dischi in Italia attraverso l’etichetta Albatros.  Se le prime registrazioni dei Lomax risalgono al 1933, è una sorpresa oggi ritrovare quelle di Bruce Jackson (uno degli ultimi etnomusicologi) che nel 1964 visitò la prigione di Ramsey State Farm a Rosharon, in Texas, dove raccolse i canti di lavoro, i richiami modulati e le preghiere di J.B.Smith, il prigioniero no.130196.  [continua a leggere nel n° 133 – Dicembre 2015]

American Folk Blues Festival

AFBF62aI concerti inediti di Parigi 1962             di Matteo Bossi

Sull’importanza dei tour messi in piedi da Lippman e Rau a partire dal 1962 siamo tornati più volte, recensendo la pubblicazione dei vinili e CD della L+R (per esempio “Il Blues” n.61) e poi, in anni più recenti i DVD. Per quanto riguarda invece il contesto storico e musicale di quel periodo, basterà rileggere Obrecht e il suo “Transatlantic Blues” (“Il Blues” n. 131). Quando si pensava che non ci fosse molto altro da scoprire ecco invece questo triplo CD della Fremeaux & Associés, con l’integrale del primo dei due concerti e buona parte del secondo, entrambi avvenuti all’Olympia, sabato 20 ottobre 1962. I nastri, registrati in origine per un programma radiofonico di jazz di Daniel Filipacchi e Frank Ténot, sono stati ritrovati fortuitamente da Michel Brillié nel seminterrato di una casa di campagna in regione Ile-de-France nel dicembre dello scorso anno.  [continua a leggere nel n° 133 – Dicembre 2015]

Lightnin’ Slim

Slim« …Lightnin’ Slim fu il bluesman più consistente di Jay Miller…» (John Browen, “South To Louisiana”, Pelican Publishing Co., 1983)   di Marino Grandi

Non vogliamo piangerci addosso. Ma più il tempo passa e più diventa cospicuo l’elenco dei dimenticati da questa rivista. E’ altrettanto vero che molti di loro li abbiamo già ospitati, in maniera saltuaria e incompleta, nelle nostre pagine, ma nonostante ciò è con un certo dispiacere che ci imbattiamo ogni volta in personaggi di cui inconsciamente pensavamo di avervi già parlato esaurientemente. E se questo è anche il caso di Lightnin’ Slim, per le autorità Otis Hicks, di cui Ottavio Verdobbio tracciò una breve ma esauriente biografia nel numero 67 di questa rivista nelle pagine 43 e 44, cerchiamo oggi di porre rimedio alla sua musica “dimenticata” (con l’eccezione delle brevi incursioni realizzate precedentemente nei numeri 52 e 53) appellandoci alla Jasmine inglese che ricupera dal lungo oblio discografico, con il doppio CD antologico intitolato “I’m A Rolling Stone”, i suoi singoli editi dal 1954 al 1962 sulle etichette Feature ed Excello[continua a leggere nel n° 133 – Dicembre 2015]

Back Door

backdoorRETROSPETTIVE Storie, vicende e personaggi da conoscere o perlomeno da ricordare. Quando blues, jazz e rock, pur sconfinando ci indicano, ancora oggi, che il passato, a volte, non passa.    di Marino Grandi

Non sappiamo se il nome del gruppo, Back Door, sia stato più o meno inconsciamente mutuato da “Back Door Man” di Willie Dixon, dove al posto dell’amante che usava la porta posteriore per entrare in casa dell’amata c’era il senso che pervadeva i varii aspiranti membri della band di essersi sentiti quelli che entravano di soppiatto nel mondo della musica.  Ma in fondo il vero perché della loro scelta non ci interessa più di tanto, quanto i risultati che essa produsse nel breve volgere di tempo che la creatività personale concesse loro. [continua a leggere nel n° 132 – Settembre 2015]

Drop On Down in Florida

floridaField Recordings degli anni Settanta rieditate dalla Dust To Digital   di Matteo Bossi

Abbiamo spesso trattato su queste pagine di registrazioni sul campo raccolte da personaggi quali Alan Lomax, Pete Lowry, George Mitchell, Bill Ferris o David Evans. Questa volta rivolgiamo l’attenzione al lavoro di un gruppo di giovani ricercatori ed etnomusicologi avvenuto sul finire degli anni Settanta in uno Stato che, di solito, si associa con meno frequenza di altri alla musica tradizionale afroamericana, la Florida. Nel 1981 venne pubblicato un doppio LP, “Drop On Down In Florida – Recent Field Recordings Of Afro-American Traditional Music”, frutto di anni di ricerche, sotto l’egida del Florida Folklife Program, un progetto di ricerche su etnografia e folklore in Florida, varato in occasione del bicentenario americano nel 1976. (…)  [continua a leggere nel n° 131 – Giugno 2015]