Quest’ultimo album del settantaduenne Curtis Salgado, da Everett (Washington), a occhio e croce dovrebbe essere il quattordicesimo, è il suo primo live (due date al Triple Door di Seattle) ed è nato, come succede talvolta, un po’ per caso, grazie all’insistenza di un fan improvvisatosi produttore. Su Salgado non c’è niente da aggiungere alla lettura, obbligatoria, della monumentale intervista che gli fece Matteo Bossi, apparsa nel numero 147 de Il Blues.
Per coloro a disagio con letture enciclopediche, in estrema sintesi si può dire che Salgado è un bluesman di lungo corso, consacrato dalla critica, pluripremiato, ispiratore del personaggio Joliet Jake nel film The Blues Brothers, accompagnatore di mostri sacri come Muddy Waters, Bobby Bland, Albert Collins e compagno di avventure giovanili di Robert Cray.
Anche un tipo tosto Curtis, perchè continua a suonare in giro per il mondo dopo aver superato una sfilza di malattie letali. Legacy Rewind, Live in ’25 (Nola Blue) include brani da diversi album di Salgado ma domina l’orientamento R’n’B dove Salgado, a modesto parere dello scrivente, dà il suo meglio. L’iniziale “Sing my song” è un po’ a mezza via tra il R’n’B e il soft-rock, con il basso e la batteria molto avanti, e si capisce perchè Salgado non l’avesse proposta dal vivo in precedenza. La successiva “Wiggle Out Of This” dà invece la linea al disco, il sound si inspessisce, Curtis sfodera l’armonica e anche gli incisi si fanno più aggressivi. “Clean Getaway” procede sulla scia della precedente “Wiggle Out Of This” guidata dall’organo di Brain Harris in un crescendo convincente.
La funkeggiante “My girlfriend” (dal testo assai crudele: sei il mio week-end, non la mia vita, sei la mia ragazza, non mia moglie) sembrerebbe un omaggio a James Brown. “Money Must think I’m Dead” è meno esplosiva ma ha un refrain coinvolgente. “Sweet Jesus Buddha The Doctor”, veramente originale come il suo titolo, diventa incandescente con un stacco in pure stile James Brown guidata da un giro di basso infernale (Jim Linn) e da un call and response Sweet Jesus … Buddha the Doctor. L’apice del disco.
Giusto il tempo di respirare con un paio di brani un po’ rock’n’roll, e Salgado sforna una versione di “Nobody But You” cantando come fosse l’ultima cosa che possa fare su questa terra. Non manca il bluesaccio lento “20 years of B.B. King”, (storia di un uomo che ha imparato che cosa sia il Blues dalla sua ex, piu’ di quanto non abbia imparato da B.B. King), a tutti gli effetti un omaggio a B.B. King citandone i brani più conosciuti.
Ovviamente Salgado se la cava benissimo anche in altri generi che non siano il R’n’B ma questo album dimostra che quello è l’ambito nel quale brilla maggiormente. Un appunto tecnico: la chitarra è un po’ affogata nel sound generale. Infine, Legacy Rewind, Live in ’25 è un disco che soddisferà palati diversi e chi ancora non lo conoscesse avrà modo di apprezzare quel formidabile cantante e musicista di nome Curtis Salgado.
Luca Lupoli










Comments are closed