Il Porretta Soul Festival
Per la comunità del Rufus Thomas Park, il Porretta Soul Festival è un appuntamento fondamentale con la memoria e la storia della black music. Grazie all’ormai leggendario direttore artistico Graziano Uliani e al simpatico e brillante presentatore/MC Rick Hutton, la trentottesima edizione si è sviluppata come un percorso dinamico attraverso le evoluzioni del genere, dove ogni cambio di line-up ha ridefinito l’energia dello show, spaziando dalle calde atmosfere del Southern soul fino alle sonorità del blues.
Giovedì 23 Luglio
L’apertura di giovedì 23 luglio ha visto i The Özdemirs salire sul palco orfani del padre al basso; a ridisegnare la sezione ritmica è arrivato l’irlandese Eamonn Flynn all’organo Hammond (già nella colonna sonora di The Commitments). Al nucleo guidato dai giovani fratelli Kenan (chitarra) e Levent (batteria), solida realtà ritmica nei tour europei dei veterani statunitensi, si è unita la sezione fiati di Diego Borotti (sax tenore) e Christian Altehülshorst (tromba), focalizzata sulle strutture del rhythm & blues classico. Il cambio di scena ha schierato i dodici elementi della spumeggiante Bononia Sound Machine di Bologna, prima in un set proprio e poi come sezione ritmica a supporto del pianista californiano Mitch Woods (da qualche anno ospite fisso di molti festival europei) per un brillante divertente set boogie-woogie e swing anni ’40. A seguire, la tastierista Sandy Carroll ha interpretato il proprio soul attraverso lente ballate del profondo sud. A chiudere la prima serata è arrivato Curtis Salgado con la Soul Shot Band e Eamonn Flynn alle tastiere (regolarmente ospite del festival negli ultimi anni). La presenza del cantante di Portland porta sul palco un ricordo storico: alla fine degli anni ’70 a Eugene, in Oregon, fu proprio Salgado a condividere la sua collezione di dischi blues con John Belushi, ispirando il repertorio dei futuri Blues Brothers. Sotto il palco, Erwin Siesling e il suo collega del Cern hanno celebrato il legame per il terzo anno consecutivo in abito nero e occhiali scuri a bordo della Bluesmobile, la replica della Dodge Monaco del film. Salgado ha interpretato i brani con l’intensità e l’approccio viscerale del rhythm & blues più classico. Meravigliose le sue interpretazioni dei classici del fantastico e (purtroppo) poco conosciuto in Italia, O.V.Wright, come “Born All Over”.
Venerdì 24 Luglio
La serata di venerdì 24 luglio ha suddiviso lo spettacolo in due parti distinte. Il primo set ha visto protagonista Tad Robinson, supportato dai fratelli Özdemirs, dall’organo dal Maestro Alberto Marsico e dai fiati di Diego Borotti al sax tenore e Christian Altehülshorst alla tromba. Originario di New York ma cresciuto nei club di Chicago, Robinson è tra le voci più stimate del soul-blues contemporaneo. Il suo concerto si è sviluppato sulle linee del soul-blues di Chicago, all’insegna di un’assoluta eleganza e sobrietà. Concentrando l’azione sul canto, Robinson ha centellinato l’uso dell’armonica, pochi interventi mirati che sono andati a incastrarsi nei break dei brani, arricchendo il tessuto sonoro senza sovraccaricarlo. Finita l’apertura, la Memphis Music Hall Of Fame Band diretta da Kurt Clayton ha preso possesso del palco come house band fissa di dodici elementi. Quest’anno la formazione ha visto il fondamentale ritorno alle chitarre di Tony Gentry, storico membro dei Bar-Kays. Le prime a salire sul palco a fianco dell’orchestra sono state le The Jewels, il trio vocale composto da Shunta Mosby, Dani McGhee e Candy Fox, che ha aperto il set della formazione di Memphis prima dell’ingresso dei solisti della serata.
È stato poi il turno del chitarrista Eric Gales, che ha impresso una svolta blues-rock alla serata. Nonostante un recente incidente lo abbia costretto a suonare da seduto, il chitarrista mancino ha incantato la platea con il suo personalissimo stile, imbracciando lo strumento capovolto. La serata di venerdì ha visto anche la consegna dello Sweet Soul Music Award 2026 a Jerry Phillips, produttore dei Sam Phillips Recording Studios. Nella stessa serata si è esibita anche Dot.Moore di Memphis che vanta una solida carriera da corista per star del pop e dell’R&B come Jennifer Lopez e Ciara, prima di imporsi come solista con una formula che unisce la vocalità classica a un R&B contemporaneo e incisivo.
Gran Finale con Bigg Robb, di Cincinnati, ex collaboratore di Roger Troutman e dei Zapp, è una figura chiave del circuito “Grown & Sexy” del Sud degli Stati Uniti, noto per fondere l’eredità del funk di area Midwest con le sfumature più moderne del Southern soul. In questa serata Bigg Robb ha proposto i brani classici del repertorio dell’indimenticabile e amato Rufus Thomas ottenendo un grande successo di pubblico.
Sabato 25 Luglio
Il sabato 25 luglio si è trasformato in un confronto ravvicinato tra diverse tradizioni e provenienze della musica black.
Ad aprire la scena è stata Thornetta Davis, universalmente riconosciuta come la “Regina del Blues di Detroit”. Forte di una carriera trentennale e di una straordinaria presenza scenica, la Davis, fresca vincitrice del Blues Music Award come miglior artista Soul Blues dell’anno, è salita sul palco accompagnata da un ottima ZBlues Band e con il marito James C. Anderson alle percussioni. Per l’occasione la ZBlues Band di Bologna (diretta da Fabio Ziveri) si è arricchita includendo sul palco una sezione fiati formata da Andrea Scorzoni al sax tenore e Federico Zardi alla tromba, con i cori affidati alle brillanti Alessandra Moretti ed Elisa Marchisio. Subito dopo, l’orchestra di Memphis e le coriste Shunta Mosby, Dani McGhee e Candy Fox sono tornate in postazione per sostenere gli altri solisti.
Segue Karen Wolfe cresciuta nei quartetti gospel dell’Arkansas e formatasi artisticamente al fianco di Denise LaSalle, è stata infatti sua corista per un certo periodo e proprio Denise l’ha incoraggiata a intraprendere una carriera in ambito secolare, incoronandola Queen of Soul Blues nel 2017. La Wolfe (talvolta nota come Bass, dal cognome del secondo marito) incarna lo spirito verace del “chitlin circuit”, la rete dei club afroamericani del profondo Sud. A Porretta ha offerto una performance intensa in cui la potenza interpretativa ha richiamato direttamente il piacevole stile Southern Soul / Bluesy del circuito Malaco di Jackson,MS.
Gran finale con Lenny (Leonard Charles) Williams da Oakland, ma originario di Little Rock in Arkansas ex front man dei Tower of Power del loro miglior periodo e produttore, arrangiatore,scrittore e cantante soul solista (oltre 15 LPs/CDs)! Calda e piacevole voce, dotato di una grande abilità e sensibilità musicale ha coinvolto il pubblico con un esaltante spettacolo soul! Il tabellone dei prestigiosi riconoscimenti è stato arricchito dalla assegnazione del Soul Music Legacy Award ad Albhy Galuten, produttore di molti successi dei Bee Gees e collaboratore musicale di tanti altri artisti (Clapton, Dionne Warwick, Diana Ross…).
Domenica 26 Luglio
La domenica ha assunto la forma strutturale della “Revue” classica, un flusso continuo di avvicendamenti aperto dal set di John Ellison e i The Carpenter Ants.
Il bello della diretta è arrivato verso la fine, con un problema alla chitarra di Ellison, ma a salvare il ritmo ci ha pensato la band, che ha continuato a suonare la base, e un provvidenziale Rick Hutton, che ha approfittato del “momento bricolage” per l’esecuzione di una lunga rubrica biografica sulle origini del musicista. Alla fine, l’impasse si è risolta con l’arrivo di una chitarra sostitutiva per le battute finali del set, un finale che ha confermato la classe immutata e il carisma senza tempo di un personaggio importante della musica soul qual è Ellison. Il festival si è avviato alla chiusura con la sfilata della Memphis Music Hall Of Fame Band Revue diretta da Kurt Clayton, in cui si sono succeduti al microfono Shunta Mosby, Dani McGhee, Candy Fox, Sandy Carroll, Mitch Woods e, a seguire, tutti gli altri solisti del cast: Eric Gales, Lenny Williams, Dot. Moore, Bigg Robb e Karen Wolfe. All’interno del suo spazio individuale, Eric Gales ha dedicato un momento al ricordo di suo fratello Little Jimmy King (Manuel Gales), chitarrista scomparso a soli trentasette anni nel 2002, che si esibì su questo stesso palco nel 2000. Ci sono brani che appartengono al mito, canzoni diventate leggendarie perchè cantate da divinità della musica che le hanno rese ineguagliabili e, per questo, emotivamente intoccabili. Eric Gales ha voluto sfidare questa sacralità, toccando le corde più profonde dell’anima dei presenti con una versione di “Purple Rain” sanguinante di emozioni. Lontanissimo dal semplice tributo, Gales ha lasciato il segno nella notte di Porretta, trasformando il suo strumento in una voce urlante e ferita, capace di rigenerare quel capolavoro intoccabile attraverso una sofferenza e una passione live raramente vista sul palco del Rufus Thomas Park. Finale con tutti i solisti sono sul palco per una jam collettiva e per i saluti di chiusura! Tra le transenne del Rufus Thomas Park scorrono i titoli di coda della trentottesima edizione, ma la sensazione condivisa da chi c’era è quella di aver assistito alla pura e intatta vitalità di questa musica, capace ancora una volta di azzerare la distanza tra il passato e il presente. Anche quest’anno cosa potremmo aggiungere, funziona tutto, musica, atmosfera… Porretta favolosa con i suoi Murales, il soul food, l’accoglienza…! Grazie al Soul, grazie al blues ma soprattutto al vero artefice di tutto un ‘GRAZY’ a Graziano ‘the King’ Uliani. Ci vediamo sotto il palco l’anno prossimo.
Palma Tossani e Gianfranco Skala
















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