Ci sono club di Chicago che hanno acquisito un’aura quasi leggendaria, definizione talvolta applicata con troppa facilità, ma, crediamo, ben spesa in questo caso. Tra questi spicca senza dubbio il Theresa’s Lounge, nel South Side della città, la cui proprietaria, Theresa Needham lo ha gestito dal 1949, anno della sua apertura, alla metà degli anni Ottanta, quando venne chiuso.
Qualche anno fa, nel corso di un’intervista pubblicata sul numero 114 de Il Blues, Mervyn “Harmonica”Hinds lo aveva raccontato in questi termini: “[…] Non c’è un altro posto come quello e mai ci sarà, rappresentava davvero l’essenza del suono, dello spirito del Chicago Blues. Theresa’s era una cantina, lo chiamavamo “Theresa’s hole”, e forse anche per questo aveva una acustica particolare. L’atmosfera era…beh come posso spiegarlo, Theresa’s è stata una grossa parte della mia vita […]”.
La stessa risposta la otterremmo, certamente, dal titolare di questo disco, John Primer, che ha voluto rendere omaggio con questo progetto discografico ad un luogo cui deve buona parte della sua formazione, avendo fatto parte della “house band” del locale per sette anni, a partire dal 1974. E questo voleva dire suonare praticamente tutte le sere, con leader diversi, in primis Junior Wells, che al Theresa’s era veramente di casa, e poi Sammy Lawhorn, James Cotton, Mary Lane o Magic Slim. E Theresa non ammetteva divagazioni, “questo è un blues club”, ribadiva con nerbo a chiunque provasse ad allontanarsi da esso.
Primer ha radunato attorno a sé alcuni amici, legati come lui al locale, per un omaggio collettivo in cui ognuno si è messo al servizio del blues, in memoria dei vecchi tempi. Sono della partita Bob Stroger, Willie Buck, John Watkins, il già citato Harmonica Hinds, Carlos Johnson, Billy Branch, il batterista Twist Turner e Mary Lane, ma c’è anche un pezzetto di Italia nella figura di Tony Mangiullo, qui batterista, arrivato a Chicago a fine anni Settanta, dopo aver conosciuto Junior Wells a Milano il quale gli diede proprio l’indirizzo del Theresa’s. Qualche anno dopo, nel 1984, Tony aprirà il suo club, Rosa’s Lounge, tuttora tra i più apprezzati di Chicago, dove Primer, Branch e soci suonano regolarmente
Il menu di questo Tribute To Theresa’s Lounge è composto da brani classici che beneficiano di interpretazioni piene di calore e senso da parte di un ensemble di grande esperienza. Pensiamo a “Sugar Sweet” ben cantata da Branch, alla versione della watersiana“Champagne & Reefer” dominata dalla voce del novantenne Willie Buck o la coetanea Mary Lane ancora divertita in “Mary’s Song”. Bello ritrovare un altro veterano che poco ha inciso a suo nome, John Watkins (solo un LP edito su Blue Phoenix negli anni Ottanta), a sua volta assiduo frequentatore del club, alle prese con un brano di sua composizione, al tempo eseguito spesso da James Cotton, “Here I Am Knockin’ At Your Door”.
Ma accanto ad essi Primer ha composto alcuni brani per l’occasione, lo slow “Blues Survivalist” e i tempi medi “7 Nights For 7 Years” e “We All Need Help”, sono allo stesso tempo dichiarazioni d’intenti (“I got to keep the traditional sound”, canta John nella prima), rievocazioni di un’epoca irripetibile e ringraziamento per quanto ricevuto da Theresa.
Un disco che trasuda dedizione e un filo di nostalgia nel guardare al passato, ripensando magari ai tanti artisti scomparsi, onorati assieme a Theresa Needham, nel migliore dei modi, da questo tributo. Segnaliamo, infine, che, in parallelo al disco è stato realizzato un film documentario Theresa’s Lounge-The Basement That Built The Blues, visionabile in modalità pay-per-view.
Matteo Bossi









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