Morgan Freeman's Symphonic Blues Experience

Ci avevano provato con il rap, con l’hip hop, con il folk ed il country, ma con la musica sinfonica a mia memoria è la prima volta. Ci è voluto Morgan Freeman per riuscirci. Da sempre presente nel cuore del Mississippi con il suo locale, il Ground Zero Blues Club di Clarksdale, dove lo incontrammo per caso nel 2003, e attivo per la comunità afroamericana, Morgan ha deciso all’alba dei suoi 89 anni, di rendere omaggio alla musica dei suoi avi, quel suono che ha influenzato tutto quello che ascoltiamo oggi. E così come se stessimo guardano un film, a metà tra Sinners e Viaggio al Centro della Terra,  Star Trek e Reacher, si viene catapultati in un mondo magico, fatato, diverso, con quel potere unico che ha la musica di trasmettere ai nostri occhi immagini mai viste, e far vivere al nostro cuore le emozioni di cui necessita. Basta partire da “Travelling Riverside Blues” con la voce magnetica di Shemekia Copeland, qui splendente come un diamante, per capire che un classico di Robert Johnson inciso nel giugno del 1937 possa essere infinitamente attuale, non solo grazie ai Led Zeppelin. Uscito ad agosto questo attesissimo lavoro è stato anticipato da “Death Letter” con Taj Mahal alla voce, presente anche nel bellissimo video che lo vede esibirsi assieme all’orchestra, ripercorre in maniera quasi esegetica la storia del blues, passando per “Thrill Is Gone” con Alvin Youngblood Hart, o anche “Dust My Broom” con Lady Adrena, dove la chitarra slide iniziale è sostituita in maniera eccelsa dai fiati e dai violini. Non manca il blues classico voce e chitarra come “I Lied To You” omaggio alla colonna sonora di Sinners, con Keith Johnson, che costruisce in un crescendo musicale con l’arrivo di un incredibile coro e dell’orchestra, e Freeman non dimentica la sua Clarksdale, con Super Chikan nella rivisitazione di “Crossroads”, o Anthony ‘Big A’ Sherrod, pilastro della house band del Ground Zero, con “Somebody’s Knockin’”, per non dimenticare il tripudio gospel di “I’ll Take You There” con Tierinii Jackson e la Stax Music Academy. Un cameo quello di Keb’ Mo’ con “Cadillac Assembly Line” che fa quasi rivivere Albert King, ed un doveroso omaggio all’ideatore di questo progetto, lo stesso Morgan, che in “Dark Was The Night, Cold Was The Ground ” offre la sua calda ed accogliente voce, assieme alla chitarra di Keith Johnson, per raccontare cosa sia e da dove venga il blues, perché dove vada lo sappiamo, visto che questo brano sta ancora viaggiando sulla sonda Voyager oltre i confini del nostro sistema solare.  Se c’è un merito che emerga tra tutti quelli di questo disco, secondo me, è proprio quello di aver sdoganato la musica “colta” di un’orchestra sinfonica, con quella “popolare” del blues proveniente dai fumosi e sgangherati juke joint del Mississippi. Una volta per tutte si abbattono più barriere e razzismo con una canzone che con i cannoni. Posso solo immaginare, ascoltando in cuffia a tutto volume per non disturbare i vicini, che cosa sia esploso nelle vene dei musicisti, quale energia e piacere viscerale e primitivo, quasi sessuale, li abbia pervasi mentre facevano scorrere velocemente gli archetti sulle corde dei loro violini e si scatenavano mescolando quasi inconsapevoli passato e futuro. Una gioia che vi contagerà, preparatevi a perdere l’anima tra le dodici battute. Ne vale la pena!

 

 

 

Davide Grandi

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