Danielle Nicole - Fireflies

La prima volta che ho incontrato Nicole suonava il basso con i fratelli Nick alla voce e chitarra e Kris Schnebelen alla batteria, ovvero i Trample Under Foot, che ahimè scoprii allora si trattava di un brano dei Led Zeppelin, si esibivano al Notodden Blues Festival nel 2009 dopo aver vinto l’International Blues Challenge l’anno precedente. Un’energia incredibile e un sound compatto e di sicuro effetto. La vita li ha divisi (e ha purtroppo portato via nel 2022 Kris) e ritrovare Nicole come astro nascente del rock blues internazionale mi ha fatto davvero piacere. Una candidatura ai Grammy come artista e cantante femminile del 2026, già dalle prime note cattura le orecchie ed il cuore.

“Radical Love” e “Take Me Back” ci catapultano in un sound moderno potente e rotondo che sembra però provenire dalla Harlem degli anni 70, soprattutto la seconda grazie al prezioso lavoro della nostra conoscenza Luther Dickinson. Soul, funky, rhythm & blues, rock e soprattutto l’anima black del blues, quella che tanti invidiano e difficilmente riescono a raggiungere. Dopo questi due brani ecco che l’atmosfera cambia, l’incredibile “Memories” ci inonda di malinconia, con il suo ritmo oltremodo rallentato, accompagnato dai tasti bianchi e neri di Jim Pugh, mentre la voce sublime di Danielle, che negli assoli potenti, puliti e altissimi raggiunge un lirismo toccante, quasi che questa non fosse solo una canzone ma una preghiera a cuore aperto.

“Soulside” è una tappa nel mondo Stax/Motown, ma si ritorna in pista con il ritmo sincopato di “Gaslight”, e le note della chitarra di “Piper” introducono alle atmosfere vintage di “The Same Love That Made Me Laugh” di Bill Withers (autore anche di “Dreams” brano in cui riascoltiamo il compianto effetto wah wah), anche se la voce di Nicole non mostra segni di polvere pur riportandoci indietro di decenni coccolati e viziati da un tappeto di  note.

La produzione affidata a Tony Braunagel, presente anche alla batteria, i pezzi, dai titoli brevi e concisi, sono quasi tutti della coppia Danielle Nicole Schnebelen  e Brandon Miller, che quasi miracolosamente riescono ad agganciare i nostri sentimenti sopiti con sonorità che ormai abbiamo nel DNA senza risultare stoppose o fuori tempo, anzi dimostrando la loro valenza fuori dal tempo. E questo splendido disco non poteva che finire con la title track “Fileflies”, quelle lucciole che ormai non abitano più il nostro mondo cittadino, come i ricordi dell’infanzia seppelliti da anni e anni di impegni inderogabili e fretta perenne.

Ho sempre intravisto o creduto di intravedere un velo di tristezza nei suoi occhi, e forse Nicole si porta dietro una sofferenza interiore di cui nessuno è a conoscenza, o forse è solo suggestione, tanto è difficile riuscire ad entrare nell’animo altrui quando il nostro stesso ci è per lo più inaccessibile. Questo disco in qualche modo vi riporterà al palato sapori del passato che credevate di aver dimenticato, assieme forse a qualche lacrima, ma sempre con il sorriso per averli in fondo vissuti quei momenti.

Davide Grandi

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