Being Herself Inside Out
di Matteo Bossi
“Sono al settimo cielo all’idea che suonerò a Umbria Jazz, volevo farlo da così tanto tempo…e il fatto che aprirò per Elvis Costello è fantastico”. Abbiamo raggiunto Judith Owen nella sua casa di New Orleans per parlare del suo nuovo lavoro, “Suit Yourself“, di cui va giustamente orgogliosa. “Il mondo è piccolo e un mio amico è anche amico suo, sarà bello anche per questo, oltretutto ho scoperto che anche lui è un grande fan delle Big Band, cosa che non sapevo. Mi fa piacere quando qualcuno apprezza questo stile. E ci sarà anche Jon Batiste qualche giorno prima, sono una sua grande fan e del messaggio che porta. Nessuno mette in discussione la sua capacità di fare qualsiasi cosa voglia e questa è una cosa che mi piace molto…la cosa divertente è che il mio batterista, Jamison Ross, sarà con lui a quel concerto. Lo divido con Jon Batiste, Snarky Puppy e Boz Scaggs, sono in ottima compagnia insomma”.
Mi sembra che “Come On & Get It” ti abbia in un certo senso liberato e consentito di esprimere a fondo te stessa.
Hai del tutto ragione…è stato il disco che mi ha permesso di essere davvero me stessa. Lo sono sempre stata, ma intendo esserlo nel modo più pieno e coraggioso e fare davvero quello che voglio, come le donne che ho interpretato. Mi ha consentito di fare un passo di lato rispetto al piano, stare in piedi ed essere una entertainer, performer, essere danzatrice e attrice…senza alcuna paura. E poi tornare al piano, che è il mio primo amore e alle mie canzoni, la mia musica i miei arrangiamenti. Tutti gli aspetti che fanno parte di me e di avere la stessa sfrontatezza in ogni cosa che faccio, di sicuro un punto di svolta per me. Aver trascorso la vita dietro al piano mi ha dato anche un senso di sicurezza, un posto in cui nascondersi un poco…ma volevo essere libera, sorridere attraverso la musica, essere una front woman in controllo del palco, divertirmi e far sentire lo stesso divertimento al pubblico.
E poi l’essere stata a lungo in tour con la tua band The Callers, guidata da David Torkanowsky dev’essere stata una splendida esperienza.
Sì, mi ha permesso di essere più libera e allo stesso tempo più in controllo di tutto quanto. E’ interessante notare come la libertà mi abbia dato maggior forza sul palco. Riuscire ad abitare, quasi ad essere un tramite per queste donne che adoravo si da quando ero piccola, interpretare le loro parti e trovare me stessa nel farlo è stato totalmente liberatorio. Avevo il look e il feeling di un altro tempo, sono andata fino in fondo. Ora quella che vedi è la stessa donna ma la cosa buffa è che è quando ero una bambina e immaginavo me stessa su un palco cantare come Stevie Wonder, Aretha Franklin, Nellie Lutcher, Frank Sinatra…la persona che vedevo assomigliava molto alla persona che sono oggi. Ecco come mi immaginavo. Ma mi ci è voluta una vita per arrivarci. E’ stata una strada difficile, ma fa parte di un percorso come artista e come esser umano…dovevo attingere da tutte queste cose che ho imparato. La musica è ciò che mi dà gioia, perciò poi tutto trova un senso.
E questo avviene a trent’anni dal tuo primo disco, uscito nel 1996.
Sì, ed eccomi qui. Straordinario. Pensi, oh caspita…ma non potevo fingere di essere qualcuno che non sono. Sono me stessa sul palco e il pubblico lo percepisce. Non potevo fingere di essere forte e sicura di me, anche se queste erano caratteristiche interiori, c’era ancora molto lavoro da fare. L’ultima volta che ci siamo visti, al Blue Note, c’era questa giovane donna, ce ne sono spesso ai concerti e la cosa mi piace molto, dopo il concerto è venuta da me e mi ha detto, “vorrei essere come te, aver sicurezza in me stessa. Come posso diventarlo nella vita?” E questo mi ha colpita, perché era esattamente come mi sentivo io da giovane. Come diventare la donna che voglio ascoltare?
Non voglio essere triste, depressa o delusa, voglio sentire gioia e trasmetterla e ho dovuto impararlo per la via più difficile, ma sono contenta di poter dire a persone di qualunque età che sono valide, che sono qui per essere la miglior versione di loro stesse, dico loro di non essere compiacenti e mettere sempre altri davanti a loro. E non bisogna per forza piacere a tutti, pensavo di doverlo fara ma ho capito che va bene anche il contrario. Questa libertà e consapevolezza viene con l’età ma anche da un piccolo aiuto delle persone che ti circondano, per comprendere davvero di essere onesti con sé stessi e non a quel che pensano altri.
Significa molto avere questo tipo di rapporto col pubblico.
Sì, perché la musica è una esperienza condivisa, è una conversazione, non mi interessa suonare musica soltanto per me stessa. Ho bisogno del pubblico, ho bisogno di questa comunicazione. Nella vita tutti noi affrontiamo delle difficoltà, ora più che mai il mondo attraversa un periodo davvero stano. Ma quando ti trovi in una sala assieme ad altre persone e ascolti musica si crea quel tipo di connessione umana di cui abbiamo disperatamente bisogno. È qualcosa che ci porta fuori dai nostri problemi, dalle nostre preoccupazioni, una necessaria esperienza di evasione. Ed è per questo che lo facciamo da sempre.
Forse anche per questa ragione il tuo album è pieno di vita, anche se stiamo vivendo tempi oscuri.
Le cose stanno così, la vita ha alti e bassi…sono qui a New Orleans e questa città sa cosa vuole dire trovare gioia di fronte alle avversità più di qualunque altro luogo al mondo in cui sia mai stata. È una città che ti riempie la vita, ti ispira a vivere ogni momento, mi ha davvero insegnato ad apprezzare ogni momento che abbiamo e a non sprecarlo. L’antidoto a tutto ciò che ci rende tristi e sofferenti è la musica, le arti…l’esperienza condivisa. La cosa che bilancia la tristezza è la musica, per me è sempre stato così e fa parte del mio lavoro.
Quali erano le tue idee quando siete andati in studio per realizzare quest’album?
L’idea era di attingere da tutto quel che avevo imparato da “Come On & Get It” e dalla Big Band, ma anche di tornare a suonare il piano in prima persona. E poi appunto di essere me stessa, abbracciare la vita e trasferire questo feeling…sapevo che avremmo portato in tour questo disco ed qualcosa che amo molto fare, penso che al pubblico arriveranno le emozioni di questo disco.
Come è nata la collaborazione con Davell Crawford, un grande artista di New Orleans? Vi conoscevate da tempo o è una conoscenza più recente?
Beh penso di conoscerlo dagli anni Novanta, sono una sua fan da moltissimo tempo…come potrei non esserlo, è straordinario! Ogni nota che esce dalla sua bocca, ogni nota che suona è come una connessione diretta con Dio, qualcosa di superiore, e dire che io nemmeno ci credo, la musica è la mia religione! Ma è così che mi fa sentire. Viene dalla chiesa e qui da New Orleans. Non sapevo che apprezzasse la mia musica, le mie canzoni, la stima era reciproca, cosa davvero fantastica. A New Orleans durante il Jazz Fest si tiene la piano night e abbiamo suonato insieme durante una di queste occasioni, , si suona da soli per mezzora in genere e alla fine abbiamo suonato insieme, non su questo pezzo ma su un altro dall’atmosfera simile, una cosa che viene dalla chiesa eppure secolare, un mix di gospel e blues…le nostre voci si sono miscelate benissimo e sapevo avremmo dovuto fare qualcosa per quest’album.
Ci siamo seduti al piano e l’abbiamo incisa. Lavoro così, una sola take. Con qualcuno del suo calibro devi cogliere il momento, poi si è seduto all’Hammond B3 e ci ha portato in un posto speciale. È come una jam da un altro spazio e tempo. Voglio fare musica che suoni fresca da qui a molti anni, sento che la musica migliore non ha tempo è per sempre. Per molti il pezzo è l’highlight dell’album e la cosa mi fa molto piacere.
Hai anche inciso una nuova versione di un tuo pezzo “That’s Why I Love My Baby”, già su “Somebody’s Child”.
Sì, ed è stato interessante perché mentre la scrivevo sentivo che era una canzone jazz…ma poi l’ho registrata con la sezione ritmica di James Taylor e quindi l’atmosfera era diversa, un incrocio tra jazz il folk americano. Ma molte delle mia canzoni nascono innanzitutto come pezzi jazz. È stato bello staccarmi dal piano e avere David Torkanowsky lasciare la sua impronta. Sono contenta di avere una torch song classica sul disco come “Have A Good Life”, una cosa alla Shirley Horn…e poi l’ultima canzone, “Inside Out”, che probabilmente resta la mia preferita.
Hai anche un coro su questo brano.
E ho appena realizzato un video, uscirà in agosto. È un pezzo che racchiude tutto quel che quest’album incarna. Un invito ad essere se stessi, la vita sarebbe più felice e la gente ti apprezzerebbe per questo. Pensiamo tutti di dover, per così dire, partecipare alla festa a tutti i costi, ma non è così…il momento in cui te ne rendi conto la gente comincia a dire, “Oh mio Dio, anch’io mi sento così”. È ciò che ho imparato e per questo è posta come ultimo brano del disco. E Tonya Boyd-Cannon è straordinario, una grande direttrice del coro, è anche stata semifinalista a The Voice…partecipa ogni anno al mio Christmas Extravaganza…ecco, come vedi, in questa città non c’è alcun problema a trovare una quantità esorbitante di talento in qualunque campo, non solo in quello musicale, è un posto che arricchisce qualunque musicista.
Forse a sorpresa, Joe Bonamassa suona sulla canzone di Mose Allison e funziona davvero bene.
È qualcuno di esterno, ma non del tutto… una mia buona amica, oltretutto una meravigliosa cantante, Danielle DeAndrea è una delle sue coriste. Sono venuti a New Orleans a suonare in un grande teatro, io sono andata a sentirli ed è stato fantastico. Dopo le ho chiesto, “pensi che Joe sarebbe disponibile a suonare la chitarra su uno dei miei pezzi? My Mind Is On Vacation avrebbe bisogno di una parte di chitarra irriverente…sarebbe bello averlo”. Penso che un album debba avere anche qualcosa di inaspettato, mantiene il tutto più interessante…per fortuna è un musicista molto generoso che adora suonare sui dischi degli altri.
Una grande canzone di Mose Allison.
Di nuovo, è qualcosa di molto personale per me. Non faccio una cover se non ha un significato o ha avuto un effetto sulla mia vita in qualche modo. Quando riprendi la musica di qualcun altro devi crederci, deve diventare qualcosa sulla tua esperienza di vita. Anche se inizialmente non ha lo stesso significato, finirà per assumere il mio dopo il trattamento. Ho visto Mose Allison a fine anni Novanta, Blossom Dearie, Nina Simone da bambina a Londra, ho incontrato Aretha, Etta James…e tutto questo è stato importantissimo. Mose era un grande stilista, ed è una canzone che ho adorato da sempre.
Ci sono due canzoni su questo disco che esprimono il mio stato d’animo quando mi sveglio ogni mattina, una è certamente “Moanin’” e l’altra è proprio “Your Mind Is On Vacation”. Parla di tutto quel rumore di fondo, menzogne, falsità….è molto attuale e rappresenta un esempio di come scelgo le canzoni. Prendi anche “Blue Skies”, un pezzo che ha quasi cent’anni, ma io non la vedo come una canzone d’amore, piuttosto sul come conservare la speranza in tempi duri. Come quando sei su un aereo e attraversi le nuvole e d’improvviso spunta un cielo blue e il sole…devi immaginare che il cielo blue sia lì e cercare di raggiungerlo. In questo modo diventa qualcosa di diverso. So bene cosa voglia dire la depressione e la salute mentale, una delusione d’amore, come a volte non sai come farai a rialzarti, ma questa parla dell’altro lato della medaglia.












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