Pianista blues originario di Portland, Pat McDougall mescola abilmente il blues classico con quelle sonorità soul che arricchiscono il suo background, fatto di molteplici collaborazioni: non è dunque un caso che il recente “In The Key of Sorry” vede la presenza in quasi ogni traccia di ospiti. Si parte già con la brillante title track iniziale, arricchita dalla trascinante sezione fiati e dall’assolo del chitarrista norvegese Kid Andersen: un classico blues shuffle che cattura l’essenza di Bourbon Street, prima di tuffarci nella scoppiettante “(I Think I Need) Another Lover”, con quegli stop al termine delle 12 battute che il nostro arricchisce con grande fantasia. Con “Love Won’t Let Me Down” l’ascoltatore ritorna nelle strade di New Orleans, con i fiati che nuovamente impreziosiscono con ottimi interventi il pianismo di McDougall: che qui si esprime in un accattivante assolo da cui poi si sviluppa l’elegante fraseggio di chitarra, fino al crescendo finale con i cori che quasi ricordano l’energia di una chiesa battista del sud.

Non mancano naturalmente le atmosfere più rilassate, come in “Hot Soup & Ice Cream”, tipico pezzo da storyteller, in cui istantaneamente viene da tenere il tempo, per arrivare pure a ballad di grande intensità come “Holding Back The Tears” e pure “How You Gonna”, che vede la presenza di Lisa Mann per un pregevole duetto vocale. La chitarra di Doug Rowell apre l’ariosa “Always Wanted To”, mentre “Don’t Ask A Boy” si distingue per la chitarra slide di Alan Hager, che si intreccia perfettamente con la narrazione di McDougall. Le ultime tracce richiamano l’essenza del blues più tradizionale, con l’articolata “Which Way The Cold Wind Blows”, caratterizzata dall’arpeggio della chitarra sul tappeto dell’hammond, seguita dallo slow “Well Acquainted With The Blues” in cui il groove del pianoforte trova un’eccellente contrapposizione nei passaggi del chitarrista Whit Draper. Il finale è lasciato a “I’m That Guy”, con il suo incedere strascicato che ci riporta a quelle sonorità dirette, che catturano fin dalle prime note, in cui Pat lascia emergere le sue qualità di intrattenitore.

Tra blues e roots music, richiami Motown ed echi della Louisiana, McDougall e soci dimostrano una grande capacità di fondere vari elementi musicali, che si traduce in una sorta di viaggio lungo le città musicali che hanno ispirato le sue sonorità. La cura nei testi, unita alle qualità compositive, rendono questi 13 brani originali un ottimo compendio del talento di questo pianista, a cui prestare la giusta attenzione.

 

Luca Zaninello

 

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