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Se c’è un artista che incarna la definizione di “musician’s musician”,  è proprio Eddie Hinton, scomparso troppo presto, cinquantunenne, il 28 luglio 1995. “Era un talento speciale. Sapeva fare tutto, cantare, suonare, scrivere, arrangiare.”, ha detto di lui il suo amico Donnie Fritts. E la sua opinione era certamente condivisa da chiunque abbia avuto modo di conoscerlo o semplicemente di ascoltare il suo lavoro, dapprima come sessionman in centinaia di dischi altrui che nella carriera solista inaugurata con quel gioiello rispondente al titolo di “Very Extremely Dangerous”.

Anche tra i colleghi di generazioni successivi la figura singolare e per certi versi tragica di Hinton possiede tuttora un’aura particolare. Qualche tempo fa durante un’intervista (Il Blues n. 158) Tinsley Ellis ci aveva parlato in questi termini di lui, “Era un vero personaggio, sembrava uno venuto su dalla strada. […] Eddie era un cantante incredibile. L’ho visto all’opera in un bar dove ci saranno state si e no un centinaio di persone, accompagnato da una grande band, con Bill Burke al basso, Bill Stewart alla batteria che suonava in molte session Capricorn compreso per Gregg Allman ed infine Spooner Oldham al wurlitzer. Fu una esperienza religiosa.”

L’occasione di riascoltarlo ci è data dalla pubblicazione da parte della New Shot Records di questo “Live Smokin’ Soul“, contente la performance di Hinton al Porretta Soul Festival del 1991. Un concerto particolare, destinato a rimanere la sola sua apparizione nella vecchia Europa e con l’accompagnamento della house band di quell’anno, comprendente Michael Toles (chitarra), il figlio d’arte Marvell Thomas (piano), Michael Allen (organo), Dywane Thomas e Steve Potts come sezione ritmica e i fiati di Lannie McMillan e Kenneth Jackson.

Le circostanze che hanno portato all’ingaggio di Hinton per quell’edizione del festival sono rievocate da Graziano Uliani nelle note, una storia che i lettori di antica data della rivista forse già conosceranno visto che comparvero, in versione estesa, in calce al sentito, esaustivo profilo che l’amico Silvano Brambilla aveva tracciato di Hinton nel numero 119 de Il Blues. Ora se non siamo magari all’esperienza religiosa di cui parlava Ellis, il concerto di Porretta, pur nella sua brevità, resta una testimonianza rivelatrice della grandezza di questo artista.

Si parte con un pezzo R&B vivificato dalla voce riarsa di Eddie, “It’s Alright”, cui segue una “Ting-A-Ling-Ling”, irrorata dalla sezione fiati. Entrambi i brani erano contenuti nel suo splendido secondo disco, “Letters From Mississippi”.  I tre successivi invece sono tratti da “Cry And Moan”, terzo album in studio, uscito quello stesso anno per Bullseye/Rounder, un valido lavoro,  inciso in Alabama con la collaborazione di Johnny Sandlin e Ron Levy. “Come On Home Baby Lee” una struggente soul ballad, prima di tornare a spingere sull’acceleratore con “(I Got To) Testify” e “The Well Of Love”. Al termine di questa esegue, su richiesta di “Mr. Graziano”, un classico di Otis Redding e neanche a dirlo l’effetto è dirompente. Seppur appesantito e un po’invecchiato (su internet esistono anche alcuni filmati dell’esibizione), chiudendo gli occhi si stenta davvero a credere che questa voce appartenesse ad un viso pallido. L’ammirazione di Eddie per Big O, definito “a genius”, viene ribadita nell’ intervista con Rick Hutton, con la quale si chiude il CD.

Ogni occasione di ascoltare ancora questo artista di culto è benvenuta ed anche questi poco più di venti minuti sono un arricchimento per i tanti, lo speriamo, appassionati di soul music. Alcune di queste tracce erano apparse in varie  compilation del festival, talvolta con tre brani aggiuntivi, “Fa, Fa,Fa, Fa, Fa, (Sad Song)”, “Security” e “She Caught The Katy” che Hinton suonò per Uliani ai Birdland Studios e in seguito “rivestiti con gli abiti del Memphis Sound”, per citare ancora il patron del festival

Matteo Bossi

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