Stacy Mitchhart è un musicista complesso, nativo dell’Ohio ma trapiantato a Nashville (dove lo trovate spesso al Bourbon Street Blues and Boogie Bar), che fonde e scinde Blues, Blue-eyed-Soul e Americana senza soluzione di continuità, specialmente in questo suo diciassettesimo (ad occhio e croce) disco, prodotto da Tom Hambridge. Stacy è un gran cantante e un grande chitarrista, quello che suona è pura magia nonostante la necessità di trovare l’alchimia giusta, cosa che può funzionare, ma non sempre. Prendiamo ad esempio “Once you leave” e “It’s a long way down”, sembrano due canzoni abbastanza banali, ma il talento vocale di Stacy le rende significative, un po’ Blue-eyed-Soul, un po’ country rock con un filo di Philly Sound.
Le stesse considerazioni si possono fare per “Never gonna get me back”, un ispirato Soul bianco guidato dal piano. Non necessariamente quest’incroci sono ricercati ad arte, probabilmente fanno parte della natura stessa di Mitchhart, musicalmente parlando vicino a Robert Palmer e Boz Scaggs quando vince l’anima Soul. C’è anche il Blues sotterraneo, un filo calligrafico, con “On My Dying Day”, forse lo zenith di quest’album arricchito dalle tastiere di Kevin McKendree. Il medesimo marca anche l’andamento swamp di “Mean Bad Wrong” cantato con l’ospite Kenny Neal. Buona “We Blew It” con Stacy e Kevin in evidenza, e ottima “Flip It On The Other Side” con Charlie Musselwhite all’armonica, monumentale. Non poteva mancare il Blues swingato coi fiati “She is just right for me” e chitarra fiammeggiante. Peccato che Stacy si veda poco in Europa, nel 2025 ha suonato nel Regno Unito, perchè è un artista di assoluto valore.
Luca Lupoli










Comments are closed