MALCESINE BLUES FESTIVAL

Questa volta arriviamo al Malcesine Blues Festival preparati, in tempo per tutti i set, sia quelli in stile busker in giro per la città (che gusteremo anche  il sabato), sia quelli del palco principale. Un assaggio del Sindacato del Mojo e di Reverend & The Lady incontrati scaricando bagagli ed eccoci ai giardini senza (per oggi) il nettare, o meglio l’ENtusiasmo di Carlo Sitzia. Il venerdì aprono le danze   Valentina Romani e Matteo Finizio, duo chitarra, Matteo, e voce, Valentina. Tra brani classici come “Baby Please Don’t Go” o “Voodoo Chile”, quasi strana suonata con una acustica e cantata da una donna con tonalità particolarmente alte, assaporiamo chicche come “We Shall Not Be Moved”, della bravissima Mavis Staples, di cui sentiremo anche “I’m On My Way”, o  “Love In Vain”, per non parlare di “Hit The Road Jack” o della sempre difficile (visto il paragone immediato) “Mercedes Benz”. Un duo affiatato e personale, e una scelta, quella di riproporre classici, non in maniera banale, anzi rendendoli a volte quasi irriconoscibili, ma per questo non meno piacevoli. Tocca a Lukas Insam mantenere alta la temperatura del pubblico, e con il suo trio si scatena con le sue personali (meno male) versioni di classici come “Help Me”,  o “After Midnight” che assieme a “Call Me The Breeze” sembra omaggiare la recente scomparsa di J.J. Cale, per non trascurare un classico Johnsoniano come “Come On In My Kitchen” o l’irriconoscibile “Hard To Handle”. Evviva la creatività e abbasso le riproduzioni pedisseque, anche rischiando di non piacere a tutti! Gradita sorpresa in sostituzione di Francesco Piu, purtroppo ammalato, il famigerato Gnola Duo, ovvero Maurizio Glielmo e Cesare Nolli, polistrumentista di alcune delle più note band italiane (dai Casino Royale a Neffa), con una grande anima blues. I due si divertono e divertono il pubblico, caricando soprattutto le immancabili “ballerine” di origine inglese che, assieme alle tedesche popolano le rive del Garda in estate. Scorrono quindi classici come  “I Hear You Knockin” o  “Walking Blues”, “Last Fair Deal Going Down” o la bellissima “Feels Like Rain” di John Hiatt (ma portiamo nel cuore la versione di Buddy Guy). Un omaggio ai fratelli Cohen con “Go to Sleep You Little Baby”, per poi tuffarsi tra “Stop Breaking Down” e “Key To The Highway” fino a “Folsom Prison Blues” e “How Long”. Senza tregua Cesare e Maurizio invitano sul palco Daniele Tenca con cui non possonmo che omaggiare il boss con “Mr. State Trooper”, mentre “Can’t Be Satisfied” viene introdotta dalle note di “The Pusher” nel finale le ballerine di cui sopra salgono sul palco per una festa collettiva, oltre che la gioia dei nostri due, i quali, dopo una brevissima pausa, concludono un set strepitoso con il bis di “I Got A Woman”. Quasi quasi ci dispiace dover andare a dormire.. Il sabato mattina è allietato dai concerti per le strade del paese, e passeggiando oltre il mercato, ascoltiamo con piacere Fausto Torres, Reverend & The Lady, Il Sindacato del Mojo, Cek Franceschetti, oltre ad Alioscia Ferrara notando come i turisti e non solo loro riescano ad essere catturati, tra un acquisto e un tweet, dall’energia sempre sprigionata dalle esibizioni live. Il sabato è la volta di una nuova formazione di Correggio, ovvero Alì Buma Ye, gruppo che prende il nome dal grido che accompagnò l’incontro di Muhammed Ali contro George Foreman a Kinshasa, con tanto di megafono per distorcere il cantato, o addirittura esaltarlo. I ragazzi sono fuori, citando un ben noto film, ma in senso buono, e ci sfornano, manco a dirlo, il loro blues di protesta, ispirato a quello delle colline del Mississippi. Aprono la serata quando il sole ancora non è tramontato scorrendo così brani classici come  “Someday Baby” di Mc Dowell o  “Poor Black Mattie” e “Skinny Woman”, questi ultimo due di R.L. Burniside, o “Ali Shuffle” per finire con l’originale “The Pope Ain’t Got The Blues”. Un gruppo da seguire attentamente! Il sole è tramontato e  tocca a Macchia Blues accompagnarci lentamente verso la sera. Stefano Macchia conduce senza indugio il gruppo tra classici eseguiti con classe e inventiva, cosa rara soprattutto tra i giovani, e riesce a farci divertire mentre ascoltiamo “My Babe” o “John Henry”, per esultare quasi con “Help Me”, che negli ultimi anni sembra mancare in molti repertori di artisti italiani. Seguono  “Hipshake”, “So Long”, la classicissime “Hoochie Coochie Man” e “I’m Ready” o il Jimmy reed di  “Baby, What You Want Me To Do”. Nota divertente alla richiesta di un CD del gruppo da parte di molti turisti e spettatori Stefano ammette di non avere mai vinto la pigrizia di inciderne uno! Il sound si elettrizza e in parte inacidisce con gli  Underground Railroad che sfoderano puro R&R. I tre ragazzi (giovani sono giovani, non me ne voglia Stefano dei Macchia Blues) sciorinano brani originali dai titoli molto blues come “Riverside” o “It Takes The Devil”, ma le cadenze sono decisamente più rock. Conferma ne sono le cover, stravolte anch’esse e quasi difficili da riconoscere immediatamente, come “Baby Please Don’t Go” o ben due pezzi di Jimi Hendrix, ovvero “Red House” e “3rd Stone From The Sun”, rivelando così l’ispirazione della loro anima rock. La serata finisce con Daniele Tenca & The Blues For The Working Class Band, in forma e pronti a scalciare. Gruppo al gran complete con Pabloi Leoni alle batterie (cosa si è perso al Rootsway glielo ricordiamo più volte) Daniele non si risparmia, saltando sul palco tra brani dell’ultimo disco e non solo, dalla title track “Wake Up Nation” alla bellissima “Bad Moon Rising”  dei Creedence, da “Default Boogie” a “Cold Comfort”, con il pubblico che nonostante lo spettacolo faticava a scatenarsi nelle danze (mancando il gruppo inglese della sera prima) mentre il gruppo riusciva a scatenare gli stessi organizzatori (noi compresi) che si lasciavano andare al ballo sfrenato! La sera di sabato è giunta al termine tra pezzi come “Dead And Gone”, “Last Po’ Man” o la divertente e galoppante “Big Daddy”. Quasi un peccato non tirare mattina! Domenica pur essendo il giorno in cui anche il Signore si riposò, i concerti continuano, dimostrando che il Blues non dorme mai. Saliamo quindi sul Monte Baldo (in funivia) per ascoltare, sotto il sole cocente, prima Reverend & The Lady e successivamente Rudy Rotta. Mentre la Cecala canta a gran voce nell’immensità dei quasi 2000 metri “Hoodoo Lady” di Memphis Minnie, non possiamo che sederci sul prato, rischiando di abbronzarci per bene, e quasi  non siamo psicologicamente pronti a “Wild Women Don’t Have the Blues” di Ida Cox! Il vento delle cime ci porta alle orecchie brani dei Mississippi Sheiks e di Big Mama Thornton, e resistiamo ai raggi UVA solo grazie a pezzi ispirati come “They Got It Fixed Right Now”, qualche ispirazione gospel  del fiume Giordano o “Moanin Groanin Blues” sempre di Ida Cox. Intensa  “High Fever Blues” cantata da Ferrarese, e il set finisce con la bellissima “People Grinnin’ In Your Face”, Mauro e Ale sono ormai garanzia di qualità, a tutte le altitudini (e aggiungerei latitudini..). E’ il momento di Rudy Rotta & Band con il bravissimo Pippo Guarnera alle tastiere. Rudy si scatena oltre che alla chitarra anche alle percussioni, muovendosi a suo agio sia sul palco che successivamente tra il pubblico, e incurante del sole a picco suona per quasi due ore con un pubblico altrettanto resistente alle radiazioni, attento e partecipe! Ecco tra i vari brani  “I’m In The Groove” o “Bad Bad Feelin”,  e Rudy, accompagnato da musicisti non da poco, sia musicalmente che fisicamente vista la resistenza al sole e all’altura, rende anche omaggio ai Beatles con l’immortale “Get Back”.  Anche se a nostro avviso i brani cantati in italiano non rendono come quelli in inglese, più per il sound stesso che per la lingua (anzi ben venga come tanti americani spesso ci dicono il blues cantato nella nostra lingua), Rudy da vero animale del palcoscenico tiene il pubblico letteralmente attaccato per terra, proprio sull’erba, e scorrono tra le dita e le sei corde suoi pezzi come “Look Out Your Window/ Volo Sul Mondo”, o “Lady”, tra qualche assolo di Pippo, o  “Winds Of War” e “You’re Gone”, dedicata alla donna che ha abbandonato un bluesman,  storia purtroppo frequente di musicisti soli e di amori finiti. Riconquistiamo il lago non prima di aver festeggiato assieme a Mauro e Alessandra con la dovuta birra, anzi birra e lemonsoda, detta “radler”, con la scusa di far defluire la coda alla funivia.. E poi via verso Malcesine, per gustarsi una bella cena al Bar Da Mario tutti assieme, aspettando quasi quasi già l’edizione del prossimo anno!

Davide Grandi