Marc Broussard ha decisamente orientato il suo ultimo lavoro verso il blues più autentico: dopo la fortunata parentesi dei volumi “S.O.S.” (Save Our Soul) dedicati alle cover, questo album propone materiale originale, confermando una maturità artistica e una creatività inarrestabile. La qualità del progetto è garantita da due produttori del livello di Josh Smith e Joe Bonamassa (KTBA è la sua etichetta), entrambi presenti anche in alcune tracce: le sonorità dell’album, pur restando fedele alle radici della Louisiana, spaziano con disinvoltura tra struggenti soul-blues e riff accattivanti, ritmi funky con l’allegria del Mardi Gras. L’energia che emana il CD è palpabile fin dall’apertura di “You’ll Be Sorry”, un travolgente Chicago blues, che richiama la struttura di classici come “Statesboro Blues”, mettendo subito in risalto la voce graffiante di Broussard.
Segue “Trying To Do Right”, primo eccellente frutto della collaborazione con Bonamassa, in un brano che profuma di soul alla Robert Cray, impreziosito da un tappeto di tastiere e dal magistrale lavoro della chitarra: i due registrano insieme anche “I’m Going Home”, con una brillante sezione fiati che regala quel Memphis soul e rende il pezzo particolarmente trascinante. Gli stessi fiati caratterizzano tracce come “Blame”, la divertente “Satisfaction Guaranteed” e “Let Me Take You Out Tonight”, quest’ultima una sorta di omaggio allo swing delle big band nello stile di B.B. King.
La title track è uno dei vertici del dischetto, con il suo inizio meditativo che evolve in un gospel-blues orchestrale dove la voce di Marc dialoga in un suggestivo botta e risposta con i cori. Non mancano ballate struggenti, rese ancora più intense dal sottofondo degli archi, come in “Sweet Love” e “Whispers”, e ancora di più in “No More”, in cui lo zampino compositivo di Joe Bonamassa emerge chiaro, così come il suo assolo traduce in musica il dolore del testo. Dalle sfumature easy listening di “These Walls” passiamo al groove che caratterizza “Fever”, guidato dalle chitarre funky di Josh Smith e da un ritmo insistente.
L’album si chiude in un’esplosione di colori con “Laissez Les Bons Temps Rouler”, un tributo alle radici di New Orleans, scritto insieme al leggendario Trombone Shorty: lo ascoltiamo in questa parata che sembra quasi emergere dal fango del bayou per esplodere in un’atmosfera di festa. Davvero una degna conclusione per un album in cui emerge il talento poliedrico di Marc Broussard, perfettamente coadiuvato da musicisti di enorme spessore, che lo pone fra i migliori interpreti del blues moderno, capace di fare emergere l’anima più vera che nasce dalla tradizione.
Luca Zaninello








Comments are closed