Patrocinato dal Comune di Rozzano, con la direzione artistica, tecnica e organizzativa dell’Associazione Culturale Kaleidos, il supporto dello Spazio Aurora e di Monasterock, tra il 26 e il 28 Giugno si è consumata l’edizione 2015 del Rozzano Blues Festival. Nell’accogliente spazio della Cascina Grande, a cornice di questa tre giorni di Blues, si sono alternate sul palco una quindicina di formazioni per una sessantina di musicisti coinvolti. La musica, distribuita per la gran parte nelle serate non ha mancato di trovare spazio nell’happy hour di sabato, nella mattina e nel pomeriggio di domenica con un’orgogliosa sessione acustica e una partecipata jam session.

Pur nella sussidiarietà dei mezzi, impeccabile l’accoglienza e la presentazione degli artisti, la gestione dei suoni e l’organizzazione dei cambi-palco. Una bella mostra fotografica curata da Davide Miglio contenente anche tre scatti di BB King di rara intensità e colto nel suo ultimo concerto in Italia. Il pubblico, nutrito e partecipe malgrado la calura, ha potuto godere le performance ben sistemato su sedie e tavolini confortato da birra fresca e robusti panini a base di salamella, cipolle e peperoni. Il minimo che si possa chiedere a un festival ma anche l’impressione di una edizione ben congegnata che ha fatto tesoro delle prove precedenti curate da Fabrizio Villa e veicolata quest’anno dal “ghost director” Alessandro Cuomo unitamente al Presidente di Kaleidos Andrea Berri. Il Rozzano Blues Festival pare infatti, aver maturato ulteriore convinzione inserendosi con carattere nella congestione blues-festivaliera di inizio estate. Il frutto d’impegno e passione collettiva ma anche di una visione chiara degli obiettivi. Partendo da una collocazione decentrata rispetto a Milano, l’evento ha giocato con orgoglio la carta della periferia. Rozzano come emblema delle tante periferie e dei tanti disagi, un luogo coerente con il Blues. Trainato da calorose jam invernali e primaverili, gli organizzatori hanno tessuto interesse e desiderio di partecipazione puntando sulla fertile scena del Blues milanese e lombardo. Niente voli pindarici, umiltà, piedi ben piantati a terra, una promozione efficace affidata al “passaparola” e ai social network, con un forte desiderio di dare riconoscimento a diverse  espressioni del Blues.

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Il dichiarato intento di confidare nel rispetto per il lavoro e l’impegno, di molte  qualificate realtà di Blues Made in Italy. Gli “sconfinamenti”, misurati, nel rock an’ roll, in qualche eleganza jazzy, se non propriamente nel rock, sono state occasione per affermare la distintività ma anche le affinità e le pluralità del Blues, di tenersi lontani da steccati escludenti. Su questi presupposti, aperti, un cartellone al quale, pubblico e artisti, il cuore di ogni festival, hanno dato positiva risposta.

La cronaca delle giornate

L’apertura di Venerdì si è adagiata sull’elegante sottrazione di Amanda Tosoni e Andrea Gaggiari. Esordio che ha affidato alla sola voce di Amanda e al basso illuminato di Andrea una rivisitazione  spiritual e gospel, passando da Ella Fidgerald a Nina Simone. La menzione intima di quella “linea del colore” dalla quale ancora sgorga l’emozione del Blues. A seguire i Rokkodrilli di Roberto Oggioni che da par loro hanno detto della velocità immessa dal rock an’ roll nel Blues. Hanno fatto muovere i presenti con sapienza e salvifica corporalità. Marco Limido, memoria e storia di tanto Blues di casa nostra, ha chiuso la serata offrendo dimostrazione triangolare della lettura, possibile e autonoma, del canone, un’ossessione strumentale impreziosita da ironia e capacità comunicative esemplari. Sabato la parentesi salutare dell’happy hour con i Bad Way, un fresco aperitivo preparatorio della serata, a dirci che non tutti hanno incontrato il Blues attraverso Pink Anderson ma anche grazie al compianto Pino Daniele e l’abile Alex Britti. La danza del tramonto è stata aperta dai Blue Running Clam di Giancarlo Brambilla. Neoformazione di navigati musicisti, rotondi e lirici. Si sono mossi con energia sulla linea sottile che separa il Blues dal Rock, trovando nell’acuto zeppeliano di Pierangela Biolcati il suo azimut. A seguire Alex Usai Band della quale è fin troppo facile tesserne le lodi. Le capacità eclettiche, eleganti, di Alessandro e compagni trovano una felice coniugazione in forme intrecciate di Blues di Jazz e di funky di buona fattura. Un piacere ascoltarli. La chiusura, prepotente, affidata alla Ardy Blues Band dei fratelli Ardito.

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Hanno preso per mano il pubblico per una lunga cavalcata texana. Hanno anche detto della necessaria impregnazione in un genere, del vestirsi dei propri emuli, di camicie, cappelli, stivali e anelli se aiuta ad orientare la propria traiettoria. La mattinata di Domenica è stata la volta dello spazio acustico. Uno spazio da studiare meglio ma irrinunciabile. Incuranti della scarsità di pubblico hanno dato buona prova di sé Blind Buddy Miles, Blue Maple e Willy Boy Hardy Blues. Presi nel loro insieme hanno presentato un common stock di arie acustiche, dalla tradizione alla declinazione new folk, che dal Blues molto ha tratto, tessendo con gusto e consapevolezza l’intenzione sociale, ma anche intima e alcolica del Blues. Hanno chiuso assieme la sessione a sottolineare il carattere complice e orgoglioso dell’amore per il legno. La Jam, inizialmente non prevista ma inserita a furor di popolo,  ha fatto da termometro all’evento, ha scaldato il pomeriggio e preparato la lunga serata  conclusiva aperta dal Blues compatto, ispirato e cantautorale di Fabio Nobili e il suo Blues Project. Bravi e generosi. I Just B4 hanno adeguatamente prolungato il piacere ingenerato dai valtellinesi. Renata Piciulin, cantante del gruppo, ha impreziosito una voce determinata con un sorriso accattivante. Una bella voce al servizio di una band ben orchestrata. Sylvia Piacenza dei Mississippi Mud ha solidamente riaffermato il lato femminile del Blues (le donne sono state il valore aggiunto di questo festival  rappresentando non meno del 40% della programmazione). Il loro tributo a Shemeika Copeland è un interessante progetto che non si appiattisce sulla copiatura di un modello ma intende proporre un ponte, tutto al femminile, con certo Blues contemporaneo. Gabriele Scaratti Band, robustamente avvolto dalle folate leslie  di di Cristiano Arcioni ha condotto il suo Blues con la pulizia che gli è propria, Un caldo perimetro claptoniano  confezionato da una puntuale sezione ritmica. Fuochi d’artificio finali, imbastiti dai Rebel Hot sostenuti da una incandescente Alessandra Baldi, sostegno e complice alla partecipazione di Angela Baggi, blasonata voce di tante medaglie e collaborazioni prestigiose. Hanno detto del rock come del portone attraverso il quale siamo entrati in molti nel contatto con il Blues. Una performance che retto  il filo ideale che ha tenuto assieme le varie espressioni del Blues allineate nella programmazione. Se il Rozzano Blues Festival  confermerà anche nel 2016 lo sforzo e l’impegno profuso in questa edizione è presto per dirlo. Ciò che sappiamo è che questa è stata di grande maturità e sono già al lavoro per la prossima. Good Luck Rozzano!

Mauro Musicco – mauro.musicco@libero.it

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