LUTHER DICKINSON IN TOUR IN ITALIA

E’ stato proprio bello ritrovare, e per due serate consecutive, uno dei musicisti più stimati e vitali, Luther Dickinson per questa volta senza il fratello Cody.  Iniziamo da giovedi 28 maggio in un club sempre attento quanto a programmazione, l’1e35circa di Cantù, con l’apertura affidata ad Angelo Leadbelly Rossi. La musica mississippiana dunque ha preso possesso fin dalle prime note uscite dalla chitarra di Angelo, che propone “Cherry Ball”, invita Caterino Washboard Riccardi per i suoi capisaldi “Lost In Mississippi”, ormai divenuta un piccolo classico, e “Take Me Away” e conclude con un bellissimo brano di Charles Caldwell.  Poi arriva il momento di Luther Dickinson, accompagnato per queste date dal batterista dei Dead Shrimp, Gianluca Giannasso.

Foto di Matteo Bossi

Foto di Matteo Bossi

Inizia con uno strumentale alla chitarra, ne eseguirà altri nel corso del concerto, quasi a legare insieme brani diversi.  Dedica “Yard Man” a Charlie Musselwhite e infila, una dietro l’altra “Keep The Devil Down” e la splendida, cadenzata “Mean Old Wind Died Down”. Non c’è bisogno qui di ricordare la sua bravura alla chitarra, mai fine a se stessa, l’energia che immette nei brani come “Shake ‘Em On Down” o “You Got To Move” ma anche la delicatezza estrema con cui suona “Make Me A Pallet On The Floor”, “Mississippi John Hurt è tra i miei artisti preferiti”, dice lui. Buona l’intesa col batterista, Giannasso lavora in appoggio senza strafare, ma è sempre Luther a decidere l’andatura da tenere, coinvolgendo il pubblico con “Hear My Train A’ Coming” in una sorta di medley con “Still A Fool”, un immancabile e molto sentito tributo a Kimbrough, “I’m Leaving” e la dylaniana “Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again”,  una “My Baby” che sarebbe piaciuta a Otha Turner. Fa davvero un bell’effetto vedere qualcuno che si diverte così a suonare e lo fa con tanta naturalezza, Luther chiede un drink, “magari del moonshine”, esclama ridendo. Arriva anche il gran finale, una jam con Angelo su “Going Down South” che diventa poi “Mississippi Bo Weavil”, ma prima che tutto si concluda, la chitarra di Luther dipinge le note di “Amazing Grace”.

Foto di Matteo Bossi

Foto di Matteo Bossi

Ci ritroviamo la sera dopo a Besozzo, provincia di Varese per un antipasto del Black & Blue Festival, per giunta gratuito, nella piacevole cornice costituita dal cortile del palazzo comunale. Sono i beniamini locali, Veronica & Red Wine Serenaders, (hanno inciso un Live al Teatro Duse cittadino) a salire sul palco tra gli applausi. Sempre valide ci sono parse, le trame chitarristiche di Max De Bernardi, il lavoro del contrabbasso di Dario Polerani e ovviamente la voce e la contagiosa personalità di Veronica Sbergia. Repertorio attinto al recente “The Mexican Dress”, con il brano omonimo e “Caught Us Doing It” a dare il la ad un set di sicura presa, in cui il pubblico è parso coinvolto e divertito. Tocca di nuovo a Luther, per un concerto diverso da quello di ventiquattro ore prima, sia per la dimensione il club in un caso, all’aperto nel secondo, che per scelta di repertorio. Ha cominciato da “Let It Roll”, dilatando maggiormente “Shake ‘Em On Down” e affrontando un brano forse poco conosciuto dei North Mississippi Allstars, “Eaglebird”, in una versione particolarmente riuscita con bei passaggi alla slide. Suona ancora “Hear My Train A’ Coming” e il pezzo di Dylan, ma ecco spuntare un diddley bow per una ottima “Drinking Muddy Waters/Rollin’n Tumblin’”, che ha saputo ancora una volta rendere propria. Ma non è finita qui perché Luther richiama Veronica sul palco per duettare su tre gospel al calor bianco, “Jesus On The Mainline”, “Keep Your Lamp” e “Lay Your Burden Down”. Due serate da ricordare, speriamo di ritrovarlo presto magari con Cody o perché no con The Word (il gruppo formato dai tre NMA con Robert Randolph e Medeski) con cui ha appena pubblicato un secondo album, “Soul Food”.

Matteo Bossi